Opinioni – Memoria, Israele: mai rinunciare a porsi domande
Ho taciuto quando Ugo Volli mi ha chiamata in causa la prima volta, perché non ho gusto per la polemica fine a se stessa. Ma ora, dopo un ulteriore attacco (moked.it), mi decido a rispondere nel merito, come mi viene chiesto. Dico subito che non rinnego l’intervista che ho dato a Guido Caldiron di Liberazione, che è stata riportata correttamente. Corretto semmai non è il collage che ne ha fatto Volli, un taglia e cuci che altera notevolmente il mio pensiero – e ringrazio Massimo Bassan che lo ha cortesemente fatto presente – (L’Unione informa). Se una cosa correggo nella mia intervista, non è dell’intervistatore, bensì mia: il termine “acculturato”. Mi sono espressa male, il termine era fuori posto, e ne faccio pubblica ammenda. Ma ripeto che non credo che il mondo ebraico italiano sia schiacciato, questo era il termine con cui mi è stata fatta la domanda, su Israele. Altro è identificarsi con la sua creazione, sentirsi legati alla sua storia, avere un legame particolare con la sua sorte, altro è schiacciarvisi. Personalmente, non mi sento schiacciata né su Israele né sull’Italia, di cui pure sono cittadina.
La seconda cosa riguarda il trauma della Shoah, e la sua memoria. Non credo che nessuno di noi, né ebrei né non ebrei, abbia superato il trauma dello sterminio degli ebrei europei. E credo che il modo in cui questo trauma viene rielaborato sia all’origine di molti problemi per Israele, per la Diaspora europea e per tutti. Sono dubbi che da alcuni anni agitano molti ebrei, intellettuali e non, sul ruolo della memoria e sulla sua trasmissione. E non sono solo persone inaffidabili come me ad averli, ma tanti, persone rigorose ed affidabili, da quanti vanno a parlare nelle scuole, a quanti organizzano corsi di aggiornamento per gli insegnanti, all’Unione delle Comunità e alle Comunità che hanno dedicato al problema riunioni e convegni, a chiunque si occupi di queste tematiche con un minimo di consapevolezza (e questa volta il termine “consapevolezza” è il frutto di una scelta meditata). Mi fa piacere che Volli non sia mai tormentato da simili dubbi, come suggerisce il suo pistolotto finale sul valore della memoria, valore che nessuno di noi “dubbiosi” ha mai messo in causa. Continui pure a pensare in modo manicheo che chi non è con lui è contro di lui (cioè, che se non ci si “schiaccia” su Israele, si è senz’altro fra quelli che manifestano contro il sionismo), ma per favore cerchi di non insultare anche chi manicheo non è o cerca di non essere.
Anna Foa