Qui Roma – Il Festival di Letteratura Ebraica fra Storia e Memoria
Entra nel vivo il Festival Internazionale di Letteratura Ebraica. L’appuntamento mattutino della seconda giornata di incontri vede come relatori David Bidussa, Anna Foa e il Rav Roberto Della Rocca. Il primo a prendere la parola è Bidussa che, in un’appassionata orazione, affronta il tema della Memoria. “La Memoria non è un dato oggettivo come alcuni vorrebbero far credere”, esordisce così lo storico livornese, affrontando una tematica molto “italiana”, considerato l’uso strumentale che ne viene fatto spesso e volentieri dalla nostra classe politica per manipolare le vicende del passato. Nel raccontare la storia, continua Bidussa, ha un peso considerevole il rapporto che il narratore ha nei confronti delle vicende che sta raccontando, e non si tratta dunque di una mera elencazione di date, avvenimenti e personaggi come qualcuno, ingenuamente, potrebbe pensare. Anna Foa, sulla stessa lunghezza d’onda di Bidussa, afferma che “la storia è quella che ci raccontiamo”, riconoscendo l’esistenza di un filtro storico che costantemente plasma le vicende del passato. Argomento centrale dell’intervento della Foa è, comunque, la grande lacuna di produzione storiografica da parte del mondo ebraico: “Un popolo che ha come libro di riferimento la Torah, un testo che oltre ad essere sacro è un prezioso documento storico, e che non si è mai occupato in modo considerevole di Storia”. Fatto quantomeno curioso, ma c’è una spiegazione per questa lacuna, ed è che “le minoranze fuori dalla vita politica hanno generalmente difficoltà a pensarsi in forma storica”. Ad approfondire questo concetto è Roberto Della Rocca, il cui intervento conclude la conferenza mattutina. “Le barriere temporali e spaziali che vengono costantemente rotte dai nostri saggi e rabbanim provocano uno sfacciato anacronismo, il che rende piuttosto evidente perché la parola Storia non sia generalmente nel vocabolario del mondo ebraico” questo il pensiero del Rav, che definisce le sinagoghe “cattedrali del tempo piuttosto che dello spazio”, concezione frutto della vedovanza spaziale del popolo ebraico, causata dalla distruzione del Tempio e dalla conseguente diaspora.
L’incontro serale della giornata di ieri vede come protagonisti altri due prestigiosi relatori, ambedue storici: l’israeliano Benny Morris ed il torinese Carlo Ginzburg. E’ Ginzburg che inizia il dibattito, riprendendo un testo francese del primo Settecento che affronta il tema della percezione che la società francese di quegli anni ha del mondo ebraico. Ne viene fuori un ritratto piuttosto critico di una minoranza fortemente orientalizzata e lontana dall’emancipazione, i cui riti e valori non sono considerati dissimili da quelli degli indiani (d’Asia). La riflessione sulla situazione degli ebrei francesi del Settecento è uno spunto prezioso per affrontare il tema dell’integrazione degli ebrei nella società europea contemporanea. Un tema attuale e scottante, soprattutto nel nostro Paese, considerate le polemiche che nelle ultime settimane hanno riempito le colonne dei giornali a proposito dell’ora di religione nelle scuole. Di cosa parlare all’interno di quell’ora di insegnamento? “Dobbiamo parlare di religione, ma da un punto di vista storico”, l’opinione di Ginzburg.
“Storia orale versus storia scritta” potrebbe invece riassumere efficacemente l’intervento di Benny Morris, che ha utilizzato il tempo a sua disposizione per affrontare questo tema, da sempre causa di accesi dibattiti fra gli storici. “La memoria di un individuo può essere molto limitata e talvolta vi è una rimozione degli eventi poco piacevoli. Per questo non credo molto alle interviste e, nel mio lavoro, presto attenzione soprattutto ai documenti cartacei, la cui attendibilità è maggiore di una testimonianza orale”, inizia così l’intervento del più famoso (e dibattuto) storico israeliano. Secondo Morris, anche la storia dello Stato di Israele si sarebbe prestata ad una distorsione della Memoria, molto spesso per fini propagandistici. Sarebbero stati rimossi dalla coscienza collettiva alcune pagine molto dolorose della storia israeliana, in particolare quella dell’espulsione degli arabi, vicende delle quali ci è giunta una versione molto edulcorata. Le parole di Morris hanno l’effetto di far nascere un appassionante dibattito tra i due relatori, moderati da Shulim Vogelmann, uno dei tre curatori del programma del Festival. La grande attenzione e partecipazione del numeroso pubblico presente sono un’ulteriore prova della bontà del programma di questa cinque giorni di incontri.
Adam Smulevich