Qui Milano – I giovani ebrei italiani riuniti a congresso
Giornata conclusiva, oggi, per il quindicesimo congresso dell’Unione dei Giovani Ebrei Italiani che si era aperto con l’Arvith del venerdì celebrato nell’aula magna della scuola ebraica di Milano. Ad aprire i lavori è stato un Davar Torà del rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano, dedicato all’importanza di avere una identità culturale forte e affermata, come quella del patriarca Abramo. Un’identità non in contrapposizione agli altri, ma intesa come base imprescindibile del rapporto col mondo esterno. Un saluto è stato portato anche dal presidente del Consiglio comunale di Milano Manfredi Palmeri, dalla vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Claudia De Benedetti, dal consigliere UCEI Yoram Ortona e dallo scrittore Gabriele Nissim, che ha espresso il suo apprezzamento per le energiche prese di posizione dell’UGEI in merito alle tragedie che avvengono nel mondo, anche non connesse direttamente a Israele e il mondo ebraico, dal Darfur all’Iran.
“La denuncia e la battaglia contro le gravi violazioni dei diritti umani sono una responsabilità civile che gli ebrei, anche in forza della loro storia, hanno ancora più e degli altri”, ha detto Nissim.
L’assemblea plenaria è stata inaugurata dal presidente eletto del congresso Simone Rabà.
Grande soddisfazione da parte di tutti per la straordinaria affluenza da tutta Italia, notevolmente incrementata rispetto agli anni precedenti. Introdotte brevemente ai nuovi congressisti le modalità e le funzioni del Congresso, sale spontanea un’istanza che ottiene l’unanimità dell’assemblea: “E’ ora di cena!”.
Si arriva così al centro della celebrazione collettiva dello Shabbat, duecento e più ragazzi s’intrattengono diverse ore tra cibo e canti, sacri e anche un poco profani.
Le polemiche, che certo non mancano, arrivano il giorno seguente, con i lavori congressuali veri e propri, “bisogna puntare sulla quantità, ma anche sulla qualità della partecipazione ai lavori, sui contenuti, non solo sulla forma: dobbiamo mettere tutti nelle condizioni di poter intervenire ed essere parte attiva e competente”, lamenta qualcuno.
La protesta viene accolta, s’indice un’assemblea straordinaria per chiarire tutti i dubbi contenutistici e procedurali e per discutere collettivamente i temi da trattare nei lavori delle commissioni.
Ed emerge quello che molti considerano un grande problema delle politiche giovanili: le risorse economiche. “Per portare avanti con successo tutte le iniziative e i progressi necessari il Consiglio avrebbe bisogno di un budget annuale molto superiore rispetto agli attuali 32 mila euro che l’UCEI ci destina, e chi ci spende tutto il suo tempo e le sue energie avrebbe diritto a un compenso economico”, afferma il presidente uscente Daniele Nahum. Si parla di una lettera firmata da tutti i congressisti al consiglio dell’UCEI per ribadire l’importanza di investire sui giovani.
Nel corso del pomeriggio di sabato si tiene anche un dibattito sull’attualità politica del Medio Oriente, con l’intervento di Lorenzo Cremonesi, giornalista del Corriere per tanti anni corrispondente da Gerusalemme.
Le Commissioni istituite per i lavori sono: cultura, politica, eventi, reperimento fondi, gruppi locali (in riferimento a piccole e grandi comunità) ed ebrei invisibili (concentrata sul problema dei tanti ragazzi sempre più lontani, soprattutto nelle piccole comunità).
Dopo due ore di discussioni febbrili i lavori s’interrompono, e, messe da parte le divisioni tutti si preparano per la grande festa di sabato sera.
L’ascia si dissotterra oggi, il programma prevede la presentazione delle mozioni, le votazioni e l’elezione dei nuovi organi dei giovani ebrei italiani.
Manuel Disegni