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Stato e laicità – Di Segni: “No alle battaglie di religione”. Polacco: “La politica sia all’altezza della situazione”

Fioccano le reazioni dopo la sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, sull’affissione del Crocifisso nelle aule scolastiche. Secondo il pronunciamento della Corte, infatti, la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce “una violazione dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”.
La sentenza è stata emessa in base al ricorso presentato nel 2002 da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto statale “Vittorino da Feltre” di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule. I giudici di Strasburgo le hanno dato ragione ed hanno stabilito che il governo italiano dia alla signora Lautsi un risarcimento di cinquemila euro per danni morali.
“Dal punto di vista teorico la casa di tutti non dovrebbe avere simboli di una religione particolare”. Ha commentato il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. “Tuttavia l’applicazione asettica di questo principio sono sicuro che potrebbe offendere tradizioni e sensibilità radicate. Per questo motivo – afferma il Rav – sono contrario a qualsiasi battaglia di religione sul simbolo del crocifisso”.
Reazioni anche in seno all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane: “Ritengo che la giunta dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane avrà modo di valutare a giorni, assunte anche ulteriori informazioni,il pronunciamento emesso a Strasburgo e contrario all’esposizione del crocifisso nella scuola pubblica”.
Dice il Consigliere Gadi Polacco. ‘Personalmente, quindi, ritengo che questa sentenza segua altre che mettono in discussione l’attuale assetto civile sotto vari aspetti. Il processo di maturazione della società italiana in senso laico, a mio parere, appare – spiega Polacco – non solo utile e necessario ma anche inevitabile: la politica deve ora dimostrarsi all’altezza della situazione per favorire uno sbocco che consenta a tutti, credenti e non credenti, una convivenza basata sulla piena cittadinanza nel reciproco e costruttivo rispetto”.