Qui Roma – Il dramma di Gilad Shalit in copertina su Shalom di novembre

A un Ghilad Shalit, spento, umiliato e prigioniero, che appare in compertina, sono dedicati i servizi di apertura del numero di novembre di Shalom. Il mensile della Comunità ebraica di Roma ricorda con forza il soldato israeliano nelle mani di Hamas da oltre 500 giorni e la necessità di liberarlo. L’immagine, tratta dal filmato di circa tre minuti diffuso dai rapitori, ritrae come è noto un ragazzo avvilito dalla lunga prigionia, ma apparentemente in buona salute. Nelle pagine seguenti la rivista riporta la versione italiana di un articolo di Ze’ev Segal che apparve sul quotidiano israeliano Haaretz lo scorso 5 ottobre e che pone in rilievo il divario fra le accuse rivolte a Israele nell’ambito dell’operazione Piombo fuso e il rapimento del giovane militare israeliano. Su 452 pagine, solo due si occupano della vicenda del soldato israeliano, “Il video dettato dai sequestratori in ogni minimo dettaglio, potrebbe venire erroneamente considerato un sufficiente sostituto dei dovuti incontri fra Shalit e il personale della Croce Rossa. E invece bisogna come minimo ricordare che questo filmato non è stato consegnato dai terroristi palestinesi per rispondere a una minima richiesta umanitaria internazionale, bensì come frutto esso stesso di un atroce ricatto…”
Un altro articolo titolato “Il dilemma del prigioniero” e firmato dal Rav Michael Ascoli si domanda, sempre riferendosi alla questione Shalit, in che modo accettare le richieste di riscatto e qual è il prezzo giusto da pagare .
Sempre rimanendo sulle questioni mediorieintali, Fiamma Nirenstein torna ad occuparsi del Rapporto Goldstone. Secondo la giornalista e deputata del Pdl infatti, l’odio contro Israele è il frutto della politica a mano tesa di Obama.
Con lo sguardo rivolto alla atomica iraniana, Angelo Pezzana prende poi in esame il discorso di Netanyahu all’Assemblea delle Nazioni Unite. “La maggioranza terzomondista dell’ONU – rileva Pezzana – non ha mai contribuito a rendere quella tribuna un luogo di confronto corretto con Israele, essendo la maggior parte delle risoluzioni non contro le dittature islamiche ma contro la democrazia dello Stato ebraico”.
Sempre di Iran e di bomba atomica si occupa Emanuele Ottolenghi che nell’analizzare l’accordo stipulato il 21 ottobre a Vienna fra Iran, Francia, Russia e Stati Uniti in materia di nucleare iraniano, sostiene che solo apparentemente esso è un successo della strategia americana di dialogo con Teheran “Ma una lettura attenta dei suoi termini, sostiene Ottolenghi, dimostra il contrario e lascia molte cruciali questioni irrisolte”, secondo Emanuele Ottolenghi tale accordo “non risolve i problemi più critici del programma nucleare, sollevando invece cinque problemi”che rimangono aperti. Nell’articolo i cinque problemi vengono esaminati attentamente.
Lasciamo il Medioriente e voltiamo pagina. Francesca Bolino intervista il direttore di Libero quotidiano Maurizio Belpietro: “Come valuta lo stato dell’informazione in Italia?” gli domanda. Belpietro risponde prendendo a prestito le parole della Federazione europea dei giornalisti di qualche anno fa sull’onda delle polemiche sulla libertà di stampa e sostiene che “esiste il conflitto di interessi nel settore tv, ma nel nostro Paese esiste un’informazione plurale”. E rispondendo ad una domanda della giornalista sul problema dell’immigrazione rileva: “L’immigrazione in Italia è disordinata. A differenza di altri Paesi, l’Italia la subisce non la governa. Non sceglie chi far entrare e con quali attitudini professionali, ma cerca di contrastare l’ondata come può e non sempre ci riesce”.
Il giornale pubblica anche due articoli dedicati alla tradizione ebraica: “Dopo Auschwitz esiste ancora, e forse con un significato più forte, la speranza e la certezza della verità e del Chèsed” afferma Gavriel Levi nel prendere in esame il “dopo- Shoah”, mentre il rav Benedetto Carucci Viterbi, intervistato da Marco Di Porto, spiega alcune regole ebraiche che riguardano la vita sessuale nella coppia.
In questo numero appare la seconda parte delle considerazioni di Piero Di Nepi, che si interroga su quale ruolo dovrebbe avere un giornale ebraico. Secondo Di Nepi in passato “l’informazione fu precisa, puntuale ed anche ‘alternativa’: ma se ieri abbiamo avuto la capacità di far sentire forte e chiara la nostra voce e di trovare alleanze non equivoche […] oggi non possiamo nasconderci la realtà. La redazione è brava, il giornale ben fatto, ma di fronte alla situazione complessiva la vera voce della nostra Comunità risulta forse un po’ flebile”.
In tema di libri, Shalom propone, fra gli altri, il volume di Gad Lerner “Scintille”, nel quale il giornalista racconta la sua storia familiare che, come rileva il direttore Giacomo Kahn, “è storia di un popolo, quello ebraico lacerato da fughe, ritorni allontanamenti, che attraversa luoghi e tempi in perenne ricerca di una sua identità e di una sua terra promessa”.