Oylem Goylem

La forza delle parole è tale che spesso è possibile immaginare i volti dei personaggi di cui leggiamo le gesta sui libri, oppure di cui sentiamo i racconti su un palcoscenico, soprattutto quando chi racconta cerca di disegnare sull’aria la cultura di un popolo. Mentirebbero coloro che negano di aver cercato di immaginare il volto di quel cant… cioè macellaio di Naftule Rosenblatt o cosa dire di Moishe Moshkowitz, residente a New York e circonciso a Varsavia e dei suoi 25.000 rotoli di spago? Non avremmo perso anche noi la testa di fronte a una yiddishe mame che ci fa indossare due cravatte colorate?
I personaggi della yiddishkeit dello spettacolo Oylem Goylem prendono forma, ci appaiono nella loro forma fantastica nel fumetto omonimo scritto da Moni Ovadia e disegnato da Saverio Montella. Forse proprio scritto da Moni Ovadia lo possiamo intendere come colui che raccoglie sulla strada dei secoli una cultura e la porta in scena per raccontarla.
Il fumetto in diverse occasioni ha dimostrato di avere un rapporto stretto con il teatro. Spesso alcune grahic novel hanno il senso ritmico e la melodia di uno spettacolo teatrale o sono loro stessi uno spettacolo. Basterebbe salire in scena e seguire passo passo le vignette per avere una sceneggiatura e regia già pronte. Così come in questo caso dove per esempio le parole del narratore, sempre Ovadia, sono praticamente le stesse dello spettacolo, comprese le cadenze linguistiche, i cambi di scena, la presenza delle canzoni, illustrate in un’unica pagina strapiena di parole, note e disegni.
Questa trasmutazione nella forma e nel luogo, da un palcoscenico tridimensionale a un foglio di carta bidimensionale, aggiunge nuova linfa a uno spettacolo che ha avuto fin dalle sue origini il merito di aver diffuso nella società italiana meno cosciente della presenza ebraica, informazioni per cercare di capire che la falsità e la stupidità di pregiudizi e illazioni. Forse qualcuno obietterà che chi è malevolo rimarrà tale, ma se non si scuote l’albero non cadono le mele.
Se entriamo nel dettaglio di questo libro certo troviamo un ottimo disegnatore, Saverio Montella, che ha usato uno stile ironico e quasi farsesco per raccontare le storielle di Ovadia, spogliandole della loro malinconia e in fondo tristezza che potevano suscitare nel pubblico. Così forse sarà possibile un’altra versione che esalterà altri aspetti di quelle storie e poi un’altra ancora… forse è questa la forza di storie che hanno come oggetto del loro raccontare uomini e donne, cioè “gente esule e sublime che seppe vivere a cavallo di confini fra cielo e terra come popolo di stranieri senza eserciti o retoriche patriottarde, senza polizie o burocrazie, senza fronti o frontiere eppure popolo, popolo di creature spirituali che celebra la vita nel mondo materiale, gli ebrei della yiddishkeit” (dall’introduzione di Moni Ovadia)
Il libro è pubblicato dalla Coconino Press, lo stesso editore di Rutu Modan.

Andrea Grilli