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Qui Roma: “Sì al dialogo, ma nessun cedimento su Pio XII”

La lunghissima riunione del Consiglio della Comunità Ebraica di Roma, conclusasi a tarda notte dopo gli interventi dei rabbanim e dei sopravvissuti ai campi di concentramento ha approvato all’unanimità un documento che ribadisce la mano tesa al Vaticano proposta dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, ma che puntualizza con altrettanta chiarezza che la prossima visita del Pontefice alla Sinagoga non cancellerà le critiche sui “silenzi” di Pio XII sulla deportazione degli ebrei nei campi di concentramento: ” Il Consiglio della Comunità Ebraica di Roma, allargato alle istituzioni ebraiche italiane, ai rabbini e ai sopravvissuti ai campi di sterminio, – si legge nel testo – ribadisce l’importanza del dialogo interreligioso di cui la prossima visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma è una tappa fondamentale. Questo evento, che gli ebrei vedono con grandi attese, non deve però essere inteso come un avallo sul contenzioso storico che riguarda la scelta di silenzio di Pio XII. Si attende che la verità possa emergere attraverso la ricerca e la valutazione degli storici su tutti i documenti dell’epoca”.
Per la Comunità Ebraica di Roma dunque, La visita di papa Ratzinger è “una tappa fondamentale” per l’importanza che riveste il “dialogo interreligioso”, ma l’evento non può essere inteso come “un avallo sul contenzioso storico che riguarda la scelta di silenzio di Pio XII”.
Sembra concludersi qui, quindi, la polemica che negli scorsi giorni aveva riempito le pagine dei giornali, dopo che il papa Benedetto XVI aveva dichiarato di voler procedere alla beatificazione del papa Pio XII insieme a quella di papa Giovanni Paolo II ed a cui erano seguite le critiche osservazioni dei leaders comunitari e religiosi ebraici.
A ricucire il dialogo tra la Comunità ebraica e il Vaticano ci aveva pensato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, che si era affrettato a precisare che la beatificazione di Papa Pacelli non sarebbe avvenuta insieme a quella del successore polacco: “Sarà una valutazione di fede, non storica”. “La firma del decreto – aveva detto ancora padre Lombardi riferendosi all’atto di Benedetto XVI in cui annunciava il processo di beatificazione dei due pontefici – non va in alcun modo letta come un atto ostile al popolo ebraico e ci si augura che non sia considerata un ostacolo sul cammino del dialogo tra l’ebraismo e la Chiesa cattolica”. Parole che sono riuscite ad allegerire il clima di tensione che si era creato nel già difficile colloquio interreligioso e avevano ispirato il rabbino capo della comunità di Roma a commentare che la precisazione del portavoce della Santa Sede era un “opportuno segnale distensivo”, anche se i giudizi sui “silenzi” di Pio XII nei confronti degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, non mutano nella Comunità ebraica.