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riconoscenza…

Moshè è indicato in tutta la letteratura rabbinica con dieci nomi, tra i quali quello datogli dalla madre naturale che è Tovia, perché il testo dice “e la madre vide che era buono – Tov ”. Per tutta la vita e per tutte le generazioni però vuole essere conosciuto solamente come Moshè, il nome che gli ha dato la figlia del Faraone, imprimendo così presso il suo popolo il valore della riconoscenza. Il gesto di Moshè è una delle più grandi dimostrazioni di quanto si debba essere riconoscenti alle persone che ci hanno fatto del bene. Noi ebrei non chiamiamo Moshè il nostro santo, non lo chiamiamo neanche il nostro profeta, lo chiamiamo “Moshè Rabbenu” Moshè il nostro Maestro; questo perché ci sforziamo di ripetere quello che lui ci ha insegnato.

Roberto Della Rocca, rabbino