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Memoria – Milano, il nuovo libro di Liliana Picciotto

Stasera 27 gennaio 2010 alle ore 20.30, nella Sala della Provincia di Milano in via Corridoni 16, si celebra la decima edizione del Giorno della Memoria nella serata organizzata da Comunità ebraica, Fondazione Cdec, Fondazione Memoriale della Shoah, Fondazione Ex-Campo Fossoli, Associazione figli della Shoah.
Per l’occasione Liliana Picciotto, responsabile di ricerca del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano (Cdec) presenterà il suo nuovo libro “L’alba ci colse come un tradimento. Gli ebrei nel campo di Fossoli 1943-1944”, Mondadori 2010, con Prefazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Dottoressa Picciotto, dopo “Il libro della memoria”, e “I giusti d’Italia”, in questa nuova opera ha indirizzato i suoi studi sul Campo di Fossoli, e sulle responsabilità italiane nella Shoah. A che punto è la riflessione a proposito di questo tema?
Il campo di concentramento di Fossoli rappresenta l’emblema della responsabilità italiana nello sterminio. Venne costruito direttamente su ordine del Ministero degli Interni. Tutti gli ebrei, italiani o stranieri, dovevano esservi internati. E fu la Polizia italiana ad arrestare la maggioranza dei 2845 di coloro che transitarono da lì per essere messi a disposizione dei tedeschi. Fino a poco tempo fa era diffusa l’idea che lo sterminio andasse addossato esclusivamente ai nazisti e che gli italiani fossero esenti da colpe. Da alcuni anni la tendenza è stata in parte ribaltata, ma se parliamo di presa di coscienza a livello collettivo e istituzionale siamo ancora ben lontani dall’obiettivo. Anche se qualcosa si muove. Nell’ultimo periodo abbiamo assistito a un processo di assunzione di responsabilità per la promulgazione delle leggi antiebraiche, con il coinvolgimento delle istituzioni.
Il mito degli “italiani brava gente” è quindi da superare?
È vero che la popolazione italiana non era pervasa da un antisemitismo radicato come quella di altri paesi. Possiamo dire che fino al momento in cui aiutare gli ebrei, o perlomeno non essere loro ostili, non comportava alcun sacrificio, la maggioranza degli italiani si comportò in questo senso. Quando la situazione peggiorò, quelli disposti a rischiare furono pochi. A loro va la nostra gratitudine.
Ci può spiegare il significato del titolo di questo libro?
Ho scelto questa citazione da “Se questo è un uomo”, con cui Primo Levi descrive l’arrivo in treno da Fossoli ad Auschwitz, perchè mi ha sempre colpito particolarmente. Raccogliendo le testimonianze dei sopravvissuti, penso che sia l’esatta rappresentazione del loro stato d’animo in quei momenti. Erano stati arrestati e internati a Fossoli. Pensavano che quello fosse il luogo in cui erano destinati a trascorrere la loro prigionia. Non immaginavano che la Polizia italiana li avesse rinchiusi per consegnarli ai nazisti. Da un giorno all’altro comunicavano loro che sarebbero partiti senza specificare per dove, o quanto sarebbe durato il viaggio. Quando i prigionieri lo scoprivano, allo stupore e all’angoscia si aggiungeva, fortissimo, il senso del tradimento.

Rossella Tercatin