La ruota di Beshallach
Uno dei campi di studio più innovativi sviluppati dalla storiografia moderna riguarda quella che viene chiamata la “cultura materiale”. La cultura materiale comprende quegli aspetti esteriori e materiali dell’esistenza, gli elementi di tutti i giorni, come l’abbigliamento, la cucina, gli oggetti di casa e così via. Questi aspetti spesso riflettono non solo le condizioni culturali e religiose, ma anche quelle sociali ed economiche, rivelando perfino distinzioni all’interno del gruppo stesso.
Le comunità ebraiche in Italia svilupparono per secoli una cultura materiale fiorita ed eterogenea, cultura di cui con l’andare degli anni si sta perdendo la memoria. Un esempio assai colorito e saporito di questa cultura, è la cosiddetta “ruota” che si usava preparare in alcune comunità in occasione del sabato in cui si legge la parashà di Beshallach, dove si racconta della famosa traversata del Mar Rosso, per commemorare e celebrare l’evento stesso dell’uscita dall’Egitto. La “ruota”, detta anche “frisensal”, era un piatto di fettuccine o tagliatelle ondulate che dovevano assomigliare alle onde del Mar Rosso; queste venivano cotte con grasso d’oca o olio di oliva, e quindi venivano aggiunti pinoli che simboleggiavano gli egiziani affogati nel mare, fette di salame a simboleggiare le ruote dei carri egizi, e uvette a simbolo dei loro cavalli pure affogati fra le onde.
Va notato come questa pietanza non era che un mezzo, un espediente, ed uno dei tanti, utile a conservare ed a sottolineare la peculiarità della minoranza ebraica, in un periodo in cui le restrizioni dei ghetti erano invece un mezzo che spingeva in direzione opposta, verso cioè il battesimo.
Sarebbe interessante se le diverse istituzioni culturali collaborassero creando una sinergia al fine di costituire un archivio, un data-base, per registrare il patrimonio di tradizioni sia materiali come appunto le tradizioni culinarie, ma anche di canti e di musiche delle piccole comunità italiane.
Andrea Yaakov Lattes, Università Bar Ilan