Qui Gerusalemme – Berlusconi prepara l’intervento alla Knesset

Grande attesa in Israele per il discorso che il premier Silvio Berlusconi pronuncerà domani alla Knesset, il Parlamento israeliano, onore concesso finora a ben pochi leader stranieri e che Berlusconi ha fatto sapere di attendere come “il più importante e il più emozionante”.
Qui aprirà l’esposizione di sette disegni di Leonardo da Vinci, concessi in prestito dall’Italia fino al prossimo marzo.
Il viaggio di Berlusconi e di un nutrito numero di ministri in Israele osservato con grande attenzione dalla stampa internazionale che considera Berlusconi il “miglior amico di Israele”, è stato accolto con grande eco anche dalla stampa israeliana che ha presentato il tra i due governi come il segno di una partnership speciale. A Berlusconi si riconosce infatti il merito di aver rivoluzionato la strategia italiana in Medio Oriente rispetto alla politica filo-araba nel cui solco avevano camminato leader politici italiani come Moro, Craxi e Andreotti.
Fin dal suo primo governo nel 1994 invece Berlusconi ha stabilito il principio del diritto alla sicurezza dello Stato ebraico accanto, certo, a quello palestinese ad avere uno Stato. E proprio su questo punto, un’intervista rilasciata al quotidiano israeliano Haaretz domenica da Berlusconi alla vigilia del suo viaggio in Israele aveva destato non poche polemiche ed era stata oggetto di molte strumentalizzazioni “La politica della colonizzazione è errata. Israele deve ritirarsi dal Golan” titolava infatti Haaretz riportando un ampio intervento del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in cui venivano toccati diversi temi fra cui il processo di pace in Medio Oriente, i piani di sviluppo economico nei Territori palestinesi, la politica italiana di fronte al terrorismo nel mondo e la minaccia nucleare iraniana.
L’arrivo di Berlusconi e del suo staff in Israele, ieri nel primo pomeriggio sembra aver allentato la tensione.
Il premier Berlusconi è stato accolto al suo arrivo all’aeroporto Ben Gurion dal ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, la cerimonia ufficiale di benvenuto si è però svolta a Gerusalemme nell’ufficio del premier israeliano Benyamin Netanyahu, subito dopo ha raggiunto la vicina ‘Foresta delle Nazioni’ dove ha piantato un albero simbolo di pace e cooperazione fra i due Stati, proseguendo poi per il Museo della Shoah, Yad Vashem, dove ha depositato una corona di fiori davanti alla fiamma perenne dove sono incisi i nomi di tutti i campi di sterminio nazisti.
Oggi, con la firma di diversi accordi bilaterali che vanno dalla collaborazione culturale a quella scientifica entra nel vivo il mega vertice italo-israeliano, una serie di colloqui bilaterali destinati a culminare nel primo pomeriggio in una riunione plenaria delle due folte delegazioni ministeriali.
Entro questa sera i ministri italiani lasceranno il paese, mentre il Presidente del Consiglio resterà anche domani giornata durante la quale è previsto il già citato intervento di fronte ai deputati della Knesset, di cui uno dei punti chiave sarà quello del pericolo iraniano. L’Italia che è il secondo partner commerciale nell’Unione Europea, dopo la Germania dell’Iran, da molti anni ha un giro d’affari milionario con questo paese oggetto di una attenta osservazione da parte americana ed israeliana, i due paesi che più si sono battuti in questi mesi per aumentare il peso delle sanzioni contro Teheran.
“L’intera comunità internazionale deve decidersi a stabilire con parole chiare, univoche e unanimi, che in linea di principio non è accettabile l’armamento atomico a disposizione di uno Stato i cui leader hanno proclamato apertamente la volontà di distruggere Israele e negano insieme la Shoah e la legittimità di un focolare nazionale ebraico”. Ha tuttavia dichiarato il premier Berlusconi aggiungendo “Su queste cose a me non piace scherzare, eludere il problema, diplomatizzare in modo formalistico le questioni”.
Secondo Berlusconi bisogna percorrere la via del “controllo multilaterale sugli sviluppi del programma nucleare iraniano, del negoziato intelligente, delle sanzioni efficaci”. “Non si deve respingere alcun segnale di buona volontà -ha concluso – ma è già accaduto che gli sforzi di dialogo siano stati frustrati dalla logica dell’inganno e del comprare il tempo. A chi voglia metterci di fronte al fatto compiuto occorre dare risposte robuste e maliziose”.
Un impegno effettivo italiano nei confronti dell’Iran è molto atteso da parte israeliana “Dall’Italia vorremmo soprattutto due cose: sanzioni contro Teheran e aiuto per far inserire le Guardie della Rivoluzione iraniana nella lista europea delle organizzazioni terroristiche”, ha affermato oggi il vice premier israeliano Silvan Shalom in un’intervista alla Stampa. “L’Italia – spiega Shalom – proprio a causa delle sue relazioni con l’Iran ha un peso specifico superiore a tanti altri su questi temi. Abbiamo bisogno non solo che sostenga le nuove sanzioni internazionali, ma che si metta alla guida del processo per approvarle”. All’Italia il vice premier israeliano chiede inoltre di “farsi promotrice a Bruxelles” dell’iniziativa di inserire le Guardie della Rivoluzione nella lista europea delle organizzazioni terroristiche.