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Qui Milano – Quali strade per il dialogo

Il dialogo interreligioso si basa su quello che unisce, e non su ciò che divide. Con questo spirito si è svolto a Palazzo Isimbardi un incontro organizzato dal consigliere della Provincia di Milano Enrico Marcora, che ha visto come protagonisti il presidente della Comunità ebraica Leone Soued, Monsiglior Gianfranco Bottoni, responsabile dell’Ecumenismo e Dialogo dell’Arcidiocesi di Milano, l’Imam Yahya Pallavicini, vicepresidente della Comunità religiosa islamica italiana (Coreis) e Laura Tenerelli del Centro Studi Bhaktivedanta.
L’iniziativa, dal titolo “La preghiera nelle diverse religioni… e i luoghi di culto nella città” si è concentrata soprattutto sul concetto e ruolo della preghiera, a proposito del quale ciascun relatore ha portato l’esperienza della propria fede.
Il presidente Soued ha aperto gli interventi fornendo un’ampia spiegazione sull’argomento nella prospettiva mosaica. “Nella tradizione ebraica un ruolo fondamentale è ricoperto dalle berachot, le benedizioni, che recitiamo nei momenti più significativi, come quando festeggiamo la nascita di un bambino, o scorgiamo in cielo l’arcobaleno, ma anche per celebrare i gesti quotidiani, il risveglio, i pasti, il lavaggio delle mani – ha ricordato il presidente – Le preghiere escono dunque dalle sinagoghe e accompagnano costantemente la vita di ogni ebreo. Le berachot ne rappresentano il cuore, e vengono trasmesse di generazione in generazione”.
Monsignor Bottoni, dopo aver illustrato le due componenti fondamentali della preghiera proprie del cristianesimo, la dimensione umana, dell’uomo che ha bisogno di pregare innanzitutto per se stesso, e il piano più propriamente mistico, in cui diventa protagonista lo Spirito Santo, ha messo in evidenza che il primo dei due livelli è quello che rende affini le diverse religioni. “Tutte le forme di preghiere esistenti nel cristianesimo hanno origine dall’esperienza umana del grido, che nella fede si apre al rapporto dialogico e all’autotrascendimento”, ha aggiunto.
“Nella religione islamica la preghiera assume alcune caratteristiche peculiari, in quanto rappresenta il momento rituale in cui ogni musulmano, ripetendo le parole e i gesti con cui Allah, nell’atto di pregare su se stesso, si è rivelato al Profeta Maometto, si accosta a una discesa della presenza spirituale della grazia – ha evidenziato l’Imam – Per questa ragione, diventa fondamentale rispettare rigorosamente le forme prescritte, esse rappresentano un tutt’uno col contenuto della preghiera”.
Laura Tenerelli si è invece soffermata sull’induismo, ponendo l’accento sulla dimensione meditativa assunta dalla preghiera in questo credo.
Alla sollecitazione di Enrico Marcora nell’esprimere un giudizio sulla possibilità dell’elaborazione di una “preghiera universale”, tutti i relatori si sono detti scettici se si vuole intendere la creazione di un testo e di una forma condivisa, quasi a carattere sincretistico, ma hanno tenuto a ribadire come il messaggio delle preghiere di ciascuna religione possa essere considerato universale e rivolto, pur nella diversità di tradizioni, verso un unico D-o. “Nell’ebraismo l’idea di universalità e di convivenza delle religioni esiste sin dalle origini, con le Sette Leggi di Noè che costituiscono i principi fondamentali per tutti i popoli del mondo, il rispetto per la vita umana e per tutte le creature, la proibizione dell’omicidio e del furto… Questi principi rappresentano un presupposto fondamentale e condiviso per ricercare e mantenere la Pace nella ricchezza della diversità” ha sottolineato il presidente della Comunità ebraica.
Dei luoghi di culto nella città non si è riusciti a parlare. L’incontro si è concluso con l’auspicio del consigliere Enrico Marcora “di potere organizzare nei prossimi mesi una nuova occasione per occuparci del tema”.

Rossella Tercatin