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Qui Firenze – Onore a una eroina silenziosa

Domani mattina il popolo ebraico renderà il giusto onore a una delle sue salvatrici: il nome di Maria Agnese Tribbioli, fondatrice nel 1927 della Congregazione delle Pie Operaie di San Giuseppe di via dei Serragli, verrà scritto nel registro dei Giusti tra le nazioni. Il riconoscimento ufficiale avverrà nel corso di una cerimonia organizzata nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio alla quale parteciperanno le più importanti autorità civili e religiose cittadine, tra cui il sindaco Matteo Renzi, l’arcivescovo Giuseppe Betori e il rabbino capo Joseph Levi.
In apertura di mattinata è previsto l’intervento di Cesare Sacerdoti, figlio di uno dei tanti ebrei salvati dalla religiosa e promotore di questa iniziativa. Seguiranno gli interventi di alcuni docenti universitari, che ricostruiranno le tappe più significative nella vita della Tribbioli. Sarà poi Gideon Meir, ambasciatore di Israele in Italia, a consegnare medaglia e pergamena dell’istituto Yad Vashem a Marta Lombardi, attuale superiora generale della Congregazione.
Negli anni delle persecuzioni nazifasciste numerosi ebrei trovarono rifugio all’interno della Casa Generalizia della Congregazione, sfuggendo così alla deportazione nei campi di concentramento. Ad aprir loro le porte fu proprio Maria Agnese Tribbioli, che preferì non avvertire le altre suore della rischiosa decisione presa (non a caso in seguito verrà definita “operaia silenziosa”).
Il ricordo della donna è nelle parole commosse di Emanuela Vignozzi, vicaria generale delle Pie Operaie di San Giuseppe: “È sempre stata molto umile, modesta, non raccontava mai quello che aveva fatto nel corso della sua vita. Anche in questo caso operò silenziosamente, per non allarmare la comunità sui rischi che avrebbe creato questa azione assistenziale nei confronti degli ebrei”.
E mentre il popolo ebraico le conferisce la massima onorificenza prevista per chi scelse la via del coraggio invece di quella dell’indifferenza, in Vaticano è in pieno svolgimento il suo processo di beatificazione.

Adam Smulevich