moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

…elezioni

Le elezioni regionali di questa settimana offrono un’occasione per confrontare i sistemi politici di due democrazie, Italia e Israele. In Italia, su 13 regioni andate al voto, i partiti vicini al governo passano dal controllo di due regioni a sei, e i partiti dell’opposizione passano da 11 a sette. Se abbiamo capito bene, allora, hanno vinto tutti: ha vinto il governo che migliora di quatto posizioni; ha vinto l’opposizione che mantiene il controllo della maggioranza delle regioni in cui si è votato. Oppure ha perso il sistema: molto alto l’astensionismo, e all’interno delle due grandi coalizioni si rafforzano gli elementi del voto campanilista e del voto contro. In fin dei conti, forse, il governo ha vinto, ma la governabilità ha perso qualcosa. E qui entra in gioco Israele, uno dei pochi paesi al mondo dove ancora si elegge su un parlamento eletto con la proporzionale pura in un collegio unico nazionale. Il governo di coalizione si regge su sette partiti (sui 12 rappresentati alla Knesset), e le figure principali – Bibi, i ministri degli esteri, degli interni, della difesa – godono di scarsa popolarità, fra l’altro per le recenti gaffe in politica estera. Ma il sondaggio di questa settimana in Israele indica che se si votasse oggi l’attuale coalizione governativa manterrebbe la maggioranza, sia pure ridotta di qualche seggio. Dunque, un’altra vittoria per il governo; un’altra sconfitta per la governabilità.

Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme