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Le responsabilità negate

Mussolini non era Hitler e il fascismo non era il nazismo. Questa tesi così apparentemente innocua, così distrattamente condivisibile, viene ribadita in alcuni quotidiani di questi giorni (ad esempio nel “Giornale” del 25 aprile). D’altronde come paragonare l’efferato nazista con qualche servizievole fascista che ha ceduto al volere delle SS solo alla fine (magari dal ’44)? Così si distingue tra il fascismo “normale” e quello “servile”. L’argomento è questo: il fascismo “normale” – cioè quello consueto, abituale, quasi accettabile – si sarebbe deteriorato occasionalmente dando luogo a isolati episodi di servilismo (molto italiano!) alla volontà (tutta tedesca). Ma quel che conta, si sa, è la volontà.
Questa tesi girava già nell’immediato dopoguerra. Era un modo per far ricadere tutte le colpe dei crimini sui tedeschi, per sollevarsi da ogni responsabilità. Girava però bisbigliata e mormorata. Che oggi venga urlata e rivendicata è preoccupante. Vuol dire che in Italia la continuità con il fascismo degli anni venti non è stata spezzata. Vuol dire che si deve ancora riflettere, e bene, sul fascismo delle leggi razziste, della guerra di Etiopia, quello che si è conquistato il consenso attraverso un uso arbitrario e disonesto dei mezzi di comunicazione, che non ammetteva altro all’infuori dello “stato assoluto”.

Donatella Di Cesare, filosofa