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numeri…

La Parashà di Bemidbar inizia con l’ordine dato a Moshè di censire il popolo d’Israele. RaSH”Y spiega il motivo del censimento dei figli d’Israele: “per l’amore che il Signore nutre per loro, li conta ogni momento: quando uscirono dall’Egitto; quando peccarono con il vitello d’oro; quando il Signore ha fatto dimorare la Sua Presenza in mezzo a loro, il primo di Nissan fu eretto il Mishkan (Tabernacolo) e il primo di Iyar li censì”. Anche nella Haftarà di questa settimana si parla di “numeri”: e avverrà che il numero dei figli d’Israele sarà come la sabbia del mare che non si può misurare né contare (‘Oshea 2:1). Nel Talmud, molto spesso i maestri hanno usato i numeri non per il loro “valore matematico”, ma per esaltare dei concetti “esagerando” in misure, pesi o quantità, tuttavia, notano giustamente (TB Yomà 21b) che il verso del profeta ‘Oshea, inizia con il termine “numero” e si chiude con le parole “che non si può misurare né contare” e questo rappresenta, perlomeno, una stranezza linguistica. La risposta dei maestri per risolvere la possibile incongruenza è esemplare: il numero non si può misurare né contare quando si mette in pratica la volontà del Signore. E’ risaputo che il numero degli “ebrei” è decisamente inferiore rispetto a quello delle “genti” cosa che potrebbe anche giustificare “halakhicamente” il nostro bitul (annullamento) nella maggioranza, ma il profeta ‘Oshea ci insegna che il nostro è un numero shafillu baelef lo batel, che non può essere annullato. Ciò nonostante, come hanno insegnato i maestri nel Talmud, saremo equiparabili a quel numero “che non si misura e non si conta”, e quindi che non si annulla, solo quando la nostra identità sarà conformata a quella del “popolo prescelto” che osserva e studia la Torà. Credo che questo sia un buon auspicio, da rivolgere a tutte le nostre Comunità, nel giorno che celebra la riunificazione di Yerushalaim, Tibbanè Vetikonen Bimerà Beyamenu, Amen.

Adolfo Locci Rabbino capo di Padova