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discendenza…

La promessa benefica ad Abramo di diventare un grande popolo diventa, quando viene ripetuta a Moshè dopo due gravi incidenti (quello del vitello d’oro e quello degli esploratori, che abbiamo letto questo Shabbat) non più una benedizione ma una messa alla prova. La nuova discendenza di Mosè dovrebbe sostituire un popolo che si è macchiato di colpe gravi. Ma Mosè in entrambi i casi non cede alla provocazione e rifiuta per vari motivi, primo dei quali il suo senso di responsabilità per il popolo di cui fa parte e per il quale si è prodigato. Ma forse Mosè ragiona anche sul fatto che nessuno potrà garantire che la sua discendenza sarà migliore del popolo esistente; ogni grande famiglia comprende buoni e cattivi, integrati e dissidenti. Oggi, nella divisione esistente tra tante denominazioni ebraiche, viene messo in risalto il fatto che la grande maggioranza dei nipoti dei Conservative, ma soprattutto dei Reform, saranno pochi e soprattutto molti di loro non saranno ebrei, a differenza dei nipoti degli Ortodossi. Questo è probabile dal punto di vista biologico, ma non ci si illuda che scompariranno anche i movimenti di dissenso rispetto all’Ortodossia. Solo che le loro file non saranno composte dai discendenti esauriti dei Reform di oggi, ma dai discendenti degli Ortodossi di oggi. E quindi si ritorna al ragionamento di Mosè. Inutile pensare che una nuova discendenza possa essere migliore di quello che c’è ora. Bisogna invece misurarci con quello che c’è ora, senza rinunciare ai propri principi.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma