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Quale sinodo per il Medio Oriente

In Siria i cristiani sono circa il 12 per cento della popolazione, e rappresentano generalmente le classi più agiate e colte della società. Le testimonianze del loro insediamento storico sono moltissime: da Damasco basta un’ora di macchina per visitare il monastero di santa Tecla, così come da Aleppo ci sono pochi chilometri per raggiungere quello, splendido, di san Simeone. Spesso queste costruzioni recano ancora la memoria del preesistente edificio romano, e in molti casi sono stati successivamente trasformati in moschea.
Proprio in virtù di questa storia ricca e millenaria – che non riguarda solo la Siria ma la totalità dei paesi mediorientali – il papa ha voluto dare un forte segnale, evitando una retorica di contrapposizione, con la visita a Cipro e con la convocazione di un sinodo per il Medio Oriente tra qualche mese. Si tratta di un’operazione molto interessante.
Non entro nel merito teologico, ma rilevo i due principali elementi politici: l’esortazione del papa all’unità tra cattolici e ortodossi, da strutturare anche in forme concrete e quotidiane, e la richiesta ai governanti musulmani di garantire la libertà religiosa dei cristiani, che diminuiscono anno dopo anno e che vivono in condizioni oggettivamente difficili almeno a partire dalla guerra in Iraq.
Il discorso del papa riguarda anche gli ebrei, ovviamente, ma direi tutto l’Occidente. Il Medio oriente potrebbe oggi essere diviso in tre aree: stati che sono apertamente in “guerra” (Iran, Siria), paesi che sono in bilico costante (Libano, Pakistan), nazioni che sono chiaramente alleate fino a prova contraria (Egitto, Giordania, Arabia Saudita, Turchia). È assai probabile che, in assenza di una soluzione al conflitto israelo-palestinese, saranno “soggetti intermedi”, mediatori, a determinare il rapporto tra mondo islamico e Occidente, e dunque anche a influenzare i rapporti tra paesi dell’area e Israele: basti pensare al ruolo che la “delusione europea” ha avuto nella deriva politica turca nei confronti dello Stato ebraico. A questi attori occorre oggi prestare attenzione: l’Europa e la Chiesa cattolica possono svolgere una funzione fondamentale, anche se non sempre saremo d’accordo su ciò che diranno.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas