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La battaglia della Memoria è al fianco dei più giovani

Sanja Simper, storica, ricercatrice e insegnante di liceo, da anni si dedica con passione alla riscoperta dei frammenti della storia ebraica di Abbazia: nomi e vicende di quella piccola collettività (nel periodo d’oro non più di 300 iscritti) ormai scomparsa da tempo. Le difficoltà non mancano: “È un lavoro duro, perché solo pochissimi ebrei sono tornati ad Abbazia dopo la guerra e nessuno ci è rimasto a lungo”, racconta. Il materiale scarseggia, anche per la distruzione dell’archivio comunitario. Tra coloro che fecero ritorno, il vecchio presidente Bernando Nathan, che nel dopoguerra, oltre a recuperare il dissestato cimitero ebraico e promuovere la costruzione di un monumento ai deportati, scrisse una dettagliata relazione all’Unione delle Comunità ebraiche di Jugoslavia sulla storia degli ebrei di Abbazia. Un testo di grande importanza per la professoressa Simper: “Insieme al materiale conservato nell’Archivio di Stato di Fiume e alle testimonianze dei sopravvissuti è alla base del mio lavoro di ricerca”. In Sanja l’interesse per il mondo ebraico è da sempre molto forte: “Ad appassionarmi sono in particolare questione identitaria e origini dell’antisemitismo”. Laurea in storia e filosofia conseguita all’Università di Zagabria, la sua tesi di dottorato approfondisce la condizione degli ebrei di Fiume e di Abbazia dalla promulgazione delle leggi razziali. La tesi è solo l’inizio del percorso, Sanja prende sempre più a cuore quei temi e allarga il campo di ricerca fino ai primi anni della Comunità di Abbazia. E’ il tempo degli investimenti nel turismo: “Erano molti gli ebrei che gestivano alberghi e piccole attività commerciali. C’erano anche numerosi medici, spesso proprietari e gestori dei sanatori”. Il primo nucleo ebraico risale a fine Ottocento, ma i tempi lieti hanno presto fine: “Con l’anessione all’Italia, Abbazia diventa una meta turistica marginale e la città e l’intera Comunità ne risentono in modo negativo”. Tra gli ebrei di Abbazia figura anche il chimico di origine polacca Leo Sternbach, che nel 1963 inventa il Valium. Il suo legame con la città di origine non era mai stato valorizzato: sono le ricerche della Simper a colmare questa lacuna. Nel 2005 Sanja mette in contatto via email il 97enne Sternbach, da decenni negli Stati Uniti, e gli alunni del liceo in cui insegna. Scopre la casa in cui aveva vissuto e, una volta morto, fa mettere una targa in ricordo di quell’illustre concittadino (nella foto Sanja Simper con i suoi studenti davanti all’edificio). E si dedica anche alla riscoperta del compositore di origine viennese Marcel Tyberg, che visse ad Abbazia. Sempre per coinvolgere i più giovani Sanja nel 2002 decide, insieme a una collega che insegna sociologia ed etica, di promuovere una serie di progetti dedicati alla Shoah e alle persecuzioni antiebraiche. Una settantina di ragazzi risponde positivamente al suo appello. “Senza neanche saperlo siamo diventati la prima scuola croata ad occuparsi in modo attivo di Memoria”, ricorda. Ivo Goldstein, storico e presidente della Comunità ebraica di Zagabria, commenta: “Avete raccolto più materiale voi del Simon Wiesenthal Center”. Poco dopo arriva la proposta della Comunità ebraica di Trieste di esporre lì alcuni materiali sulle vittime delle persecuzioni. Sanja accetta con entusiasmo. E così nel 2006, dopo l’ennesima full immersion negli archivi fiumani e grazie alla collaborazione di storici triestini, fra cui come curatrice della mostra Tullia Catalan, la Comunità giuliana organizza l’esposizione L’Educazione spezzata. Scuole ebraiche a Trieste e Fiume durante le leggi razziali (1938-1943), dedicata al terribile impatto che quelle leggi ebbero sugli studenti di religione ebraica. Sanja, che negli anni è andata sempre più approfondendo il tema della Shoah, scrivendo saggi e trascorrendo periodi di specializzazione all’Holocaust Memorial Museum di Washington, allo Yad Vashem e alla International School for Holocaust Studies, ricorda l’iniziativa: “Fu un successo, presentammo al pubblico una serie di documenti inediti ed estremamente significativi”.

Adam Smulevich, Pagine Ebraiche, luglio 2010