Davar Acher – L’aragosta e il dialogo necessario

Un rabbino Chabad ha avuto la bizzarra idea di attribuire a Lev Chadash l’inclusione di un piatto di aragosta nel Seder di Pesach. A questo rabbino va riconosciuto il merito di aver suscitato un interessante dibattito nel quale è intervenuta prima la redazione di Pagine Ebraiche e poi due significative personalità dell’ebraismo italiano, Tobia Zevi e Gadi Polacco, oltre a un paio di grandi giornali nazionali. Purtroppo il rabbino in questione ha dimenticato di menzionare il maialino al latte servito su fragranti fette di pane pugliese che non poteva mancare in una celebrazione di Pesach veramente adeguata alla sua fantasia. Ma si sa, non tutte le diffamazioni riescono col buco. In questa grottesca faccenda dell’aragosta c’è però un risvolto positivo, e cioè che si sia incominciato a discutere e a ragionare pubblicamente del pluralismo nell’ebraismo italiano. Non credo di essere partigiano dicendo che il dialogo fra le diverse anime del mondo ebraico, in Italia e nel mondo, è assolutamente necessario e prezioso, un bene da salutare con gioia anche quando nasce fra le chele di un’aragosta inesistente.

Ugo Volli