Qui Locarno – Quando Hollywood scoprì la yiddishkeit

Il regista Billy Wilder aveva un cartello appeso sulla porta del suo ufficio sul quale si leggeva: Che cosa farebbe Lubitsch? Il viennese Wilder, infatti, riconosceva al berlinese Lubitsch uno stile particolare, una capacità unica nella maniera di mettere in scena una storia. Il Tocco di Lubitsch è l’espressione usata per descrivere questo stile, creata dall’ufficio relazioni pubbliche di uno studio Hollywoodiano con l’intento di trasformare il nome del regista in un marchio. Molto si è scritto a proposito di questo touch e ogni testo ha una sua definizione di cosa sia. Richard Christiansen, sul Chicago Tribune, per esempio scrive: “Il Tocco di Lubitsch è la breve descrizione di una lunga lista di virtù: raffinatezza, stile, sottigliezza, spirito, eleganza, fascino, nonchalance e audaci allusioni sessuali”. Ephraim Katz, dal canto suo, afferma che il Tocco sta ad indicare: “L’umorismo sottile e la grande ironia delle immagini presenti nei film di Lubitsch.

Lo stile era caratterizzato da una sapiente compressione di idee e situazioni in singole riprese o brevi scene che suggeriva una lettura ironica dei personaggi e del significato dell’intero film”. In un’unica frase Andrew Sarris aggiunge: “Un contrappunto d’intesa tristezza nei momenti più felici del film”. Greg Faller suggerisce: “Il Tocco di Lubitsch può essere concretamente percepito come derivante da un dispositivo narrativo dei film muti: interrompere l’azione drammatica focalizzando l’attenzione dello spettatore su un oggetto o su un piccolo dettaglio che forniscono un commento arguto o una rivelazione sorprendente riguardo l’azione principale”. Herman Weinberg, l’autore di The Lubitsch Touch, scrive: “I Russi hanno un drink chiamato kvass: nel fondo del bicchiere mettono un’uvetta che da sapore all’intera bevanda. Gli attori Russi erano soliti dire, “Trova l’uvetta e l’intera bottiglia sarà buona”. Lubitsch cercava sempre l’uvetta che avrebbe dato sapore alla scena…”. Prima di emigrare negli Stati Uniti, Lubitsch aveva dichiarato durante un’intervista che l’humour ebraico aveva una parte così importante nel teatro, nell’operetta e nel Cabaret in Germania che sarebbe stato ridicolo non utilizzarlo nel cinema. L’elemento ebraico del suo cinema è inconfondibile e quel Touch così speciale si rivela davvero molto Jewish: l’uso delle ellissi per raccontare un pezzo di storia senza mostrarlo, la critica alle convenzioni sociali, il capovolgimento dei ruoli, l’uso del linguaggio corporeo, gli accostamenti improbabili e scandalosi ma soprattutto la grande fiducia nell’individuo, nella sua capacità di combattere contro le ingiustizie della società e nella possibilità di vivere una vita, almeno in parte, felice. Lubitsch morì nel 1947, quando aveva solo 55 anni, a causa di un attacco di cuore. Dopo il funerale Billy Wilder dichiarò mestamente: “Niente più Lubitsch”. William Wyler, un altro leggendario regista ebreo tedesco, gli rispose: “Molto peggio, niente più film di Lubitsch!”.

Rocco Giansante, Pagine Ebraiche, Agosto 2010