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Il Foglio di ieri se la prende con monsignor Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti, per il suo attacco alla politica di espulsioni dei rom portata avanti dalla Francia, accusandolo di aver paragonato le espulsioni dei rom a un “nuovo olocausto”. In questi termini, del resto, la notizia è stata data anche da altri giornali, fra cui El Mundo e l’Unità. Leggendo attentamente sui giornali che la riportano il testo dell’intervista rilasciata da monsignor Marchetto, però, leggiamo non che i rom “sono vittime di un olocausto”, bensì che essi “sono stati vittime anch’essi di un olocausto”. La differenza è abissale, perché Marchetto non fa un inaccettabile parallelo fra l’Olocausto e le espulsioni, ma si riferisce al fatto storico che i rom e i sinti sono stati sterminati durante l’Olocausto, uno sterminio che non è un’opinione politically correct di Marchetto, ma un fatto storico: dai quattro ai cinquecentomila i sinti e i rom sterminati, del dicembre 1942 il “decreto di Auschwitz” emanato da Himmler con cui si decretava la loro deportazione nei campi di sterminio, il campo degli zingari, ad Auschwitz, 21000 i prigionieri che vi passarono, gli ultimi tremila mandati alle camere a gas nella notte fra l’1 e il 2 agosto del 1944. L’aver trasformato un passato “sono stati vittime” in un presente “sono vittime” cambia quindi notevolmente il senso del discorso, come del resto fa ogni cattiva lettura. Ma purtroppo viviamo in un’epoca in cui nessuno sa più l’italiano e anche quando lo conosce non fa la fatica di leggere quel che è davvero scritto, ma quel che si immagina, o che gli fa comodo, sia scritto.

Anna Foa, storica