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Qui Napoli – Un anno per il cambiamento

Le aspettative rispetto a Rosh ha-Shanà e Yom Kippur sono sempre molto alte. Ci si augura gli uni con gli altri soddisfazioni infinite, berachot, desideri esauditi, felicità. Nei confronti di noi stessi aumentano, proprio in questi giorni, i buoni propositi e le promesse per il nuovo anno. L’impegno al cambiamento, o meglio la voglia di farlo, caratterizza il tempo di questi giorni e lo condiziona al punto che riecheggia ovunque fuori e dentro di noi: “Quest’anno e l’anno che farò…” Rileggendo poco tempo fa la parashà di Ekev vi è scritto a proposito della Terra di Israele: “È un paese, di cui il Signore, Iddio tuo, prende cura; sul quale il Signore, Iddio tuo, tiene costantemente gli occhi, dal principio dell’anno, sino alla fine dell’anno.” Deut.11, 12. Guardando con attenzione il testo ebraico vediamo come manchi unaה (Hey) quasi come se il testo dicesse: “dal principio dell’anno, sino alla fine di un anno”. Un anno qualsiasi quindi e non più “l’anno”. Così il Rebbe di Satmar interpreta l’assenza di questa seconda lettera ה (Hey) , indicando proprio nell’approccio a Rosh Ha-Shanà il vero problema: comunemente ci si avvicina ai giorni terribili dicendo che questo sarà “l’anno”, predisponendo un potere e una forza dediti al cambiamento, al migliorare noi stessi e il mondo che ci circonda, ma poi con il passare dei mesi questo anno speciale diventa un anno comune come tutti quanti gli altri, concludendosi come un qualsiasi altro anno. Facciamo in modo che la ה (Hey) iniziale del versetto in questione accompagni invece ogni singolo giorno di questo anno, che sia l’anno, il primo di una lunga serie di anni speciali: ecco la sfida per il prossimo Rosh Ha-Shanà.

Pinhas P. Punturello, rabbino della Comunità Ebraica di Napoli