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Se volessimo fare una buona sintesi del mese di agosto appena trascorso si potrebbe rilevare che non ci siamo indignati della pena di morte di Sakineh; della difesa dei diritti umani; delle espulsioni dei rom. In Francia in molti si sono indignati su tutte e tre queste questioni. Perché lì si sono mobilitate persone, segmenti della società civile e qui solo un ministro? Perché ciò che in Francia è una battaglia di civiltà qui non riesce a diventarlo? Perché per esempio, potrebbe dire qualcuno, le espulsioni accadono lì e non qui. E’ vero, ma qui qualcuno, non l’ultimo arrivato, le ha auspicate e la notizia è passata tra le curiosità. Nessuno, comunque, ha aperto bocca per replicare. Invece abbiamo discusso di un bilocale a Montercarlo. Non è una differenza che fa la differenza? Oppure dobbiamo concludere che ognuno trasforma in valore da difendere – e su cui indignarsi – ciò a cui tiene di più?

David Bidussa, storico sociale delle idee