…realtà
La settimana scorsa eravamo così impegnati sulla verità che ci siamo persi la realtà. Lunedì 4 ottobre qualcuno ha pensato di fare cosa giusta andando a profanare una moschea a Beit Fajar, dalle parti di Beit-Lechem, probabilmente in replica all’assassinio, il 31 agosto scorso, di quattro coloni da parte di un gruppo armato che fa riferimento a Hamas. Mi sarebbe piaciuto che qualcuno avesse raccontato con attenzione, non solo l’insieme dei fatti oltreché il singolo episodio, ma soprattutto la discussione che questo evento ha determinato in Israele, nella sua opinione pubblica, nell’associazionismo dei gruppi ortodossi, nelle reti di discussione on-line. Insomma che si fosse fornita un’informazione “a parte intera” di una parte, Non è accaduto, se si eccettua Claudio Pagliara, in un servizio per Rainews 24, Non c’entrano gli amici o il pregiudizio, perché di quel fatto, eccetto un commento di Yoram Ortona su queste pagine, nessuno di noi ha detto alcunché. Perché? Perché noi, invece, eravamo impegnati sul fronte della verità. Fronte indubbiamente nobile e tuttavia, alla prova della realtà, non esaustivo. Così oltre le solite litanie sulla violenza dei coloni o su quella dei gruppi palestinesi, non si è andati. Comunque nessuno ha messo insieme tutto lo scenario. Di nuovo non ha raccontato la realtà “a parte intera”. Ma perché anche coloro che si sono misurati con questa realtà non sono stati in grado di raccontarla “a parte intera”? Non credo per preconcetto, o per distrazione, per malevolenza o per noncuranza. Bensì per inadeguatezza. Quella, infatti, è una notizia che non consente una visione manichea, obbliga a prendere in carica un nodo complicato dove le ragioni e i torti si intrecciano in un groviglio non dipanabile. Com’è, da sempre, la realtà concreta. Che è più esigente della verità.
David Bidussa, storico sociale delle idee