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L’appuntamento a Roma, il viaggio verso la vita

Parlare di un’amicizia lunga oltre 40 anni con rav Adin Even Israel Steinsaltz (nell’immagine) è forse una missione impossibile, col rischio di violazione della privacy. Nella miglior tradizione chassidica, Il pensiero di rav Steinsaltz è meglio avvicinabile attraverso le miriadi di storie da lui raccontate nel corso di un’esistenza che auguriamo, per nostro egoismo, ancora lunga e felice.
Rispondo alla richiesta di Pagine Ebraiche di scrivere su questo straordinario Maestro, atteso a Roma e in procinto di visitare una volta di più alcune delle comunità ebraiche italiane, ricordando una di queste storie che mi sembra emblematica del personaggio. Colpito in gioventù da una malattia alla milza per mancanza di enzimi, in un’epoca in cui non si conoscevano ancora come oggi rimedi, dopo molte esitazioni da parte dei medici fu sottoposto a un intervento chirurgico in Israele. Dopo aver trasformato per giorni la sua stanza di ospedale in una specie di permanente simposio talmudico, consegnò a un amico, prima di entrare in sala operatoria, una busta chiusa con istruzioni a chi consegnarla in caso di “non ritorno” dal viaggio che stava per intraprendere.
A intervento felicemente concluso, l’amico restituendogli la busta, chiese come compenso per il servizio fortunatamente incompiuto di sapere quali libri della sua immensa biblioteca mentale si era portato con sé durante la degenza. “Per il viaggio più lungo – fu la risposta – quello di andata, il libro dei Salmi. Per quello più corto, quello del ritorno, Agatha Christie”.

Vittorio Dan Segre, Pagine Ebraiche, novembre 2010