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La mitica Art Scroll, la casa editrice americana che pubblica autorevoli traduzioni e commenti di testi tradizionali ha appena iniziato una nuova epica impresa, la traduzione del Midrash Rabba, la principale opera della tradizione midrashica. In italia, di questa opera, esiste da anni la traduzione della prima parte, il Bereshit Rabba. Le edizioni dell’Art Scroll si distinguono per l’eleganza, la ricchezza dei contributi didattici e una certa distanza dal mondo scientifico. Un pilastro della loro produzione è la monumentale Schottenstein Edition del Talmud babilonese, che occupa un posto di rilevante nelle librerie degli ebrei americani, ma che anche da queste parti è presente in molte case e biblioteche ebraiche. Ora, ogni volta che un testo ebraico viene tradotto, si apre una polemica: è giusto farlo? non si tradisce il senso? non si distoglie il lettore dall’approccio sacro con la lingua originaria? non si mette in mano estranea qualcosa che dovrebbe essere gelosamente custodito e tramandato da maestro ad allievo? Già quando venne tradotta la Bibbia in greco dai Settanta ci furono polemiche, erano 70 dotti ma una tradizione rabbinica lo considerò un evento infausto. Il mondo dei “gentili” si appropriò della Bibbia e su questa diffusione nacque il Cristianesimo. D’altra parte chi ha difficoltà a studiare nel testo originale trova in questi libri tradotti un formidabile sostegno allo studio, un invito e una attrazione che altrimenti non ci sarebbero. Problema eterno e senza soluzioni. Prepariamoci a questa discussione nel momento in cui da noi si prepara il progetto di un’edizione in italiano del Talmud babilonese.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma