identità…

La conferma della nostra identità profonda e delle nostre qualità – se ne abbiamo – viene a volte più dai nostri nemici che dai nostri amici. E’ per questo che Giacobbe chiede la benedizione all’angelo con cui ha lottato: è l’angelo di Esaù, proiezione celeste del suo fratello/nemico. Se l’angelo/Esaù benedice Giacobbe, la sua benedizione non può che essere definitiva ed indiscutibile: è questo forse il senso stesso del nostro nome, Israele, che proprio quell’angelo ha dato a Giacobbe benedicendolo.

Benedetto Carucci Viterbi, rabbino