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Qui Roma – Il Centro Primo Levi premia padre Desbois

“Peace Trough Culture Award” è il prestigioso riconoscimento conferito dal Centro Primo Levi di New York a coloro che coltivano il dialogo internazionale attraverso azioni diplomatiche basate sulla cultura e sulla conoscenza della storia e che domani alle 18 sarà attribuito a Pere Patrick Desbois alla Casa delle Letterature a Roma. La serata inizierà con la presentazione di un breve documentario sulla ricerca in Ucraina del religioso francese, seguita da una presentazione di David Meghnagi, direttore del Master internazionale di didattica della Shoah.
Olek Mincer, attore di cinema e di teatro leggerà brani di Aharon Appelfeld e Vassilj Grossman.
Padre Patrick Desbois direttore dell’Ufficio nazionale dei vescovi di Francia per le relazioni con l’ebraismo e consigliere del Vaticano per la religione ebraica ha consacrato la sua vita ad una missione: riportare alla luce le atrocità commesse dalle squadre della morte naziste, le sanguinarie “Einsatzgruppen”, colpevoli di aver massacrato almeno un milione e mezzo di ebrei e zingari nei remoti villaggi dell’ex Unione sovietica tra il 1941 e il 1944.
Nell’ultimo decennio, padre Desbois e il suo team della Yahad-in-Unum, un’organizzazione francese che si occupa dei rapporti tra ebrei e cristiani, hanno raccolto numerose testimonianze dei sopravvissuti allo sterminio di massa nazista sul fronte orientale. L’attività di investigazione storica di Desbois è iniziata nel 2002 in Ucraina nel tentativo di seguire le tracce di suo nonno deportato nel campo di concentramento di Rava-Rus’ka.
Desbois comincia a ripercorrere i luoghi di questo sterminio ritrovando e intervistando i testimoni di questi massacri di massa, riscopre le fosse comuni, raccoglie le prove dell’assassinio selvaggio di centinaia di migliaia di ebrei e al tempo stesso indaga sul fenomeno inquietante del collaborazionismo facendo riemergere dal buio e dal silenzio parole di testimonianza che restituiscono una giusta sepoltura a coloro che furono travolti dalla furia omicida del progetto nazista di conquista dell’Est.
Le sue ricerche sono molto complicate perché, a differenza di quanto è accaduto in Germania e in Polonia dove i campi di concentramento e di sterminio sono testimonianza e simbolo delle atrocità inflitte dai nazisti, in Europa dell’Est non v’è traccia visibile di ciò che è successo e costringono a rivedere il numero delle vittime della Shoah, ben superiore a quello finora conosciuto approdando nel 2009 nella pubblicazione del libro Fucilateli tutti, pubblicato da Marsilio, nel quale il religioso racconta la sua esperienza di anni di ricerca.

Lucilla Efrati