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Laici perché

Credo si possa convenire sul concetto che una società laica ideale sia quella che vede nello Stato un neutrale garante della libertà religiosa di tutti, nel rispetto delle comuni leggi civili, senza farsi influenzare o condizionare da alcuno, in ossequio anche a chi non crede.
Altrettanto credo che si possa convenire sul fatto che l’Italia, nonostante le dichiarazioni ufficiali e il dettato costituzionale che ci vuole tutti uguali dinanzi allo Stato, non possa definirsi una società pienamente laica (ricordando che la Laicità non corrisponde comunque ad “antireligiosità”).
E’ partendo da questa premessa che ho modestamente proposto, ai delegati al nostro ormai imminente Congresso, di valutare l’opportunità di incaricare il prossimo Consiglio di cercare di perseguire la riapertura dell’Intesa sia per darci una previsione di legge, come avviene in Spagna, che ci demandi un ruolo concreto e riconosciuto nel coordinare la certificazione di prodotti kasher in Italia, sia per correggere quelle che mi appaiono delle palesi disparità di trattamento, nel rapporto con lo Stato, rispetto a quanto riservato alla Chiesa Cattolica.
Ciò non vuol dire rinunciare all’idea di una vera società Laica, auspicando anzi che il Congresso non si limiti alla tradizionale riaffermazione della nostra adesione a questo concetto, ma prendere pragmaticamente atto della situazione avendo ben presente che i nostri rapporti con lo Stato da un’Intesa sono regolati e pertanto è su di essa che dobbiamo, in prima istanza, cercare di agire.
E’ infatti Laicità anche perseguire un uguale trattamento per tutti e poi, vista l’attuale situazione (trasversalmente parlando in termini politici), mi viene in mente quanto Faust afferma nell’epilogo del Mefistofele : “…ma il real fu dolore e l’ideal fu sogno…”.

Gadi Polacco, Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane