Voci a confronto
Nella giornata di oggi i quotidiani iniziano ad accogliere i primi articoli che, avvicinandosi la Giornata della memoria, diventeranno sempre più numerosi e interessanti. Ma se ci si concentra sulla attualità, di sicuro va segnalato quanto troviamo sul Financial Times, scritto da Robert Danin, a lungo capo missione di Tony Blair a Gerusalemme; egli esamina gli indubbi risultati ottenuti dal primo ministro Fayyad, con l’aumento del PIL che sotto il suo governo è stato sempre compreso tra l’8,5% e l’11%, e con la disoccupazione che, da cifre superiori al 20%, si è ridotta di almeno 1/3. Almeno 120 scuole nuove sono state costruite insieme a strade ed acquedotti. E’ sicuramente su questo che Fatah e Hamas si giocano la loro lotta politica, ma nelle parole di Danin non si trova traccia della perdurante debolezza politica di Fayyad, sempre rimasto nell’ombra di Abu Mazen, e circondato da un mondo altamente corrotto. Presto, nei programmi da tempo annunciati da Fayyad, si dovrebbe arrivare alla proclamazione dello stato di Palestina, ma intanto la West Bank rimane tragicamente divisa da Gaza, ed il futuro di Gerusalemme est non potrà essere definito senza quelle trattative dirette, previste dagli accordi di Oslo ma sempre rifiutate. Danin, politicamente vicino alle posizioni di Fayyad, conclude affermando che il suo lavoro ottiene risultati maggiori di quanto non ottengano tutte le negoziazioni e la stessa lotta armata. In un altro articolo ancora pubblicato dal Financial Times ci si immerge nelle infinite assurdità del medio oriente: sta per nascere una nuova cittadina palestinese a nord di Gerusalemme, Rawabi, e sembra che alcune imprese israeliane siano quelle destinate a costruire 5000 abitazioni per gli iniziali 25000 abitanti. Tuttavia queste imprese dovrebbero impegnarsi a non utilizzare merci e servizi provenienti dalle città ebraiche della Giudea e della Samaria. La bagarre, nella regione, sembra essere solo agli inizi, e di sicuro, da una parte e dall’altra, ne sentiremo parlare ancora a lungo. Per comprendere a fondo quanto si nasconde dietro la facciata di apparente giustizia assoluta delle NGO raccomando la lettura attenta di Giulio Meotti sul Foglio, come sempre preciso nelle sue ricerche ed approfondimenti; oggi firma un articolo che segue le recenti decisioni della Knesset di far luce appunto sulle infinite NGO che si finanziano, in modo più o meno occulto, con soldi pubblici (della stessa UE oltre che di varie nazioni europee) e con soldi legati a paesi arabi, ma che finiscono per appoggiare i peggiori gruppi jihadisti. In una tragica continuità, Meotti parte dai missionari che, alla fine del colonialismo, per aiutare i rifugiati Hutu a tornare a casa loro, finirono con l’aiutare proprio i nemici dei Tutsi a completare il loro sporco lavoro. L’articolo continua con un elenco di crimini compiuti da Sendero Luminoso, e passando per la tragica morte incontrata in Afghanistan da oscuri eroi che colà operavano come medici ma che sono stati uccisi perché facevano ombra ai talebani arriva a parlare di Strada e delle sue tante associazioni. Dopo Durban 2001, in attesa della già annunciata Durban 3°, le ONG sono quasi tutte schierate contro Israele “stato criminale”, e addirittura distribuiscono immagini di Hitler mentre afferma che, se avesse vinto lui, oggi non vi sarebbe Israele. Migliaia, milioni di euro arrivano ad associazioni come Human rights watch, Breaking the silence, Palestinian center for human rights, B’tselem, Breaking the silence, Yesh din, e infinite altre. Sono associazioni che, in vario modo, arrivano a sostenere il terrorismo e a chiamare “resistenza” azioni come il rapimento di Gilad Shalit. Meotti, attento come sempre, non dimentica di far osservare come questi regimi corrotti e violenti non si preoccupano di ammazzare gli stessi dirigenti di simili organizzazioni (B’tselem nella fattispecie) se si macchiano, nei loro confronti, di qualche piccola colpa. Li ammazzano e ne impediscono perfino l’interramento per “non rendere impuri gli altri corpi”. Frase conclusiva di un lungo articolo del quale raccomando la lettura, che dovrebbe far riflettere i tanti che solidarizzano comunque con certi gruppi terroristici, anche spinti da parole pronunciate da personaggi del massimo squallore. Insieme all’articolo di Meotti si trova inoltre un altro breve articolo che illustra pure come vengono stupidamente dilapidati i nostri soldi benefici in Africa: si distrugge la locale economia invece di favorirla. Su tutti i quotidiani di oggi grande risalto è dato al richiamo in patria dell’ambasciatore egiziano in Vaticano: nei giorni scorsi avevamo messo in evidenza le parole dell’imam di al-Azhar del Cairo al-Tayeb, amico di Mubarak, che contenevano esplicite accuse al Papa. Ieri, inatteso ai più, è dunque arrivata questa grave mossa diplomatica, mentre nuove violenze colpiscono la popolazione copta in Egitto (un altro morto ieri) ed in molti paesi musulmani (13 nuovi morti in Nigeria dopo l’ottantina dei giorni scorsi). L’Osservatore Romano pubblica un articolo contro la demolizione di quella che fu la dimora del Muftì di Gerusalemme a Shepherd: mentre non si trova traccia di una parola di spiegazione di chi fu realmente il gran Muftì (ed il lettore non è tenuto a ricordarlo), neppure si spiega che il costruttore che opera in Israele può essere, in base alle leggi locali, indifferentemente ebreo, islamico o cristiano, e deve vendere, per legge, a compratori delle tre religioni. E’ difficile da comprendere tale concetto, forse perché, in medio oriente, è davvero una eccezione. Per coloro che fossero interessati a leggere violenti parole contro Israele segnalo l’articolo firmato dal ben noto Ilan Poppe per El Pais; si parla di pulizia etnica, di una nuova guerra criminale in preparazione dallo stato ebraico, di boicottaggio, di stato razzista, di politica criminale. Le ultime parole contengono un accorato appello per evitare un nuovo capitolo del genocidio contro il popolo palestinese. Invito i lettori a ricordare sempre il nome di Ilan Pappe, purtroppo non unico nel nostro mondo. Un altro articolo, come sempre molto articolato, e come sempre distante dalle idee di chi scrive questa rassegna, si trova su Repubblica a firma di Barbara Spinelli; quello odierno è pieno di citazioni buoniste del Corano, che invita a non uccidere in assenza di premesse per non uccidere l’umanità intera. La Spinelli ricorda anche che il Corano è contrario agli anatemi e chiude il suo articolo con parole favorevoli ad una federazione laica di etnie e religioni diverse. Tanti, troppi, sono i versetti che Barbara Spinelli ha saltato tranquillamente, perseverando in quelle posizioni che furono già di suo padre Altiero e che paiono, al sottoscritto, sottilmente pericolose per far conoscere la realtà con la quale non solo Israele, ma oggi l’Occidente tutto, si deve confrontare. Infine da segnalare, tra i numerosi articoli che parlano degli avvenimenti che scuotono in questi giorni il Maghreb, quello a firma di Domenico Quirico su La Stampa. Tra l’altro leggiamo che i giornalisti tunisini riconoscono ora di aver mentito per 20 anni in favore del regime “democratico” di Ben Alì. Pratica sicuramente comune a tutti i giornalisti di quei paesi, e non solo della Tunisia, che, va ricordato, è stata da sempre elogiata, anche dai giornalisti occidentali, come il paese più democratico e liberale della galassia islamica. Oggi di queste vecchie parole non troviamo traccia in alcun giornale, ed anzi, bisogna osservare, i giornali tunisini continuano a pubblicare le consuete menzogne (e, viene da chiedersi, chissà chi le firma se non colleghi di coloro che riconoscono, appunto, di aver sempre mentito).
Emanuel Segre Amar