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migrazioni…

I giornali israeliani hanno pubblicato la foto di una processione di disperati africani che attraversano il Sinai cercando di entrare in Israele, che con la chiusura delle porte europee sta diventando per molti l’ultima o l’unica speranza di libertà dalla fame e dalle persecuzioni. Ma per lo Stato d’Israele questo si può trasformare in un’ennesima prova difficile. Perché tutti i problemi che i flussi migratori incontrollati pongono ai paesi occidentali, in Israele, per le sue dimensioni e la sua fragilità, diventano ancora più drammatici. Con l’aggiunta di un’inestricabile questione morale. Ogni volta che nella Diaspora si pone il problema della durezza delle politiche dei “respingimenti”, gli ebrei, per la memoria sofferta di analoghi trattamenti subiti nel corso dei secoli, sono vigili a richiamare il rispetto dei valori umani essenziali. Con un capovolgimento storico il problema si pone ora in Israele, dove lo Stato dei perseguitati e dei respinti non può tradire nè la sua storia nè la tradizione morale della fede ebraica “foste stranieri in terra d’Egitto”, ma rischia di essere sommerso da un’onda che i suoi mezzi non consentono di gestire. In questo caso, almeno, cosa dice la tradizione è chiaro, ma quando alcuni rabbini esprimono una discussa regola religiosa su un tema di chiare implicazioni politiche – come accade in questi giorni per un pronunciamento sulla vendita di case agli arabi – diventa tutto ancora più complicato. Sulla questione delle migrazioni la posizione religiosa è una luce che può guidare difficili scelte politiche; sulla questione delle case agli arabi la mescolanza tra politica e religione diventa un cocktail micidiale.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma