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Tu-Bishvat…

Oggi è Tu-Bishvat, capodanno degli alberi. Strana storia, quella di questo giorno, citato per la prima volta nella Mishnà come data di riferimento per il pagamento di tasse agricole (è il giorno di inizio dell’anno fiscale per il prodotto agricolo). Piano piano diventa un piccolo giorno di festa. Da tempi remoti, essendo questo una specie di capodanno, non si recitano le preghiere austere del tachannun. E’ solo nel XVI secolo che compaiono notizie di qualche uso nel mondo ashkenazita: si mangia frutta varia, si fa vacanza a scuola. A un certo punto si diffonde – tra i sefardim – un formulario per la celebrazione di un seder, un ordine preciso di letture e consumo di frutta diverse, con ampi riferimenti mistici. Ma la prima fonte letteraria per questo uso è un testo “chiacchierato”, il Chemdat Yamim, “la delizia dei giorni”, grande guida mistica alla celebrazione dei momenti festivi del calendario; questo testo, pubblicato per la prima volta nel 1732, non sembra immune all’influsso dell’eresia pseudomessianica del Sabbatianesimo, per cui ci si troverebbe in una linea di confine dell’ortodossia. Si arriva poi all’ultimo secolo, con l’inevitabile riscoperta sionista della festa e l’istituzione di nuovi usi come quello di piantare alberi, riprendendo il modello americano dell’arbor day, e sempre più di moda per il significato ecologico. Insomma una piccola festa dall’identità difficile, sfiorata da incontri eterodossi, ma non per questo meno suggestiva per i suoi richiami al nostro rapporto con la natura e con la terra d’Israele.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma