Qui Roma – I tesori del Museo ebraico e l’inestimabile lavoro di Daniela Di Castro z.l.

Molto più di una guida, molto più di un catalogo, ma piuttosto la testimonianza di una vita di lavoro e di ricerca, il punto di riferimento capace di offrire nuovi spunti di conoscenza e di contatto con la società. L’opera postuma di Daniela Di Castro z.l.: “I tesori del museo ebraico di Roma. Guida alla visita e alle collezioni”, è stata introdotta dal direttore dell’Archivio storico della Comunità romana Claudio Procaccia.
Un lavoro che è durato diversi anni e che, come ha spiegato la sua collaboratrice e conservatrice del Museo, Olga Melasecchi, è nato con il progetto del rinnovamento e ampliamento della raccolta di reperti e collezioni e proseguito con il restauro degli oggetti preziosi.
Il libro è molto più che una guida o un catalogo poiché, come hanno commentato la storica Anna Foa e la dottoressa Andreina Draghi della sovrintendenza ai Beni Culturali, è il risultato di un’operazione complessa che non raccoglie soltanto le foto e le descrizioni, ma introduce il visitatore alla vita ebraica nel suo complesso, collocando gli oggetti nella storia. Una contestualizzazione, quindi, che, accompagnata da una scrittura narrativa piacevole, rende il libro uno strumento utile anche agli studenti di scuole e università.
Secondo l’architetto Gianni Ascarelli si può trarre da questa pubblicazione una triplice lettura: è una guida utile a tutti i visitatori, soprattutto ai non ebrei che non conoscono nulla della nostra cultura, è un racconto della storia e delle vicissitudini del museo nato negli anni ’60 e infine è una narrativa importante che evidenzia il contrasto tra la reclusione nel ghetto e quindi la mancanza di libertà della nostra Comunità nell’epoca papalina e la volontà di espressione attraverso creazioni artistiche complesse e preziose.
Rav Amedeo Spagnoletto, accennando al furto avvenuto recentemente a Milano e ad altri verificatisi in passato in diverse località italiane, ha posto alcuni interrogativi sulle apparenti dicotomie: da una parte tra il dovere di accogliere con fiducia gli estranei e il rischio che questi possano avere intenzioni non benevoli e dall’altra il problema della conservazione affinché non si deteriorino, ma di offrire al contempo la possibilità ai religiosi di usufruire degli oggetti durante le celebrazioni.
Daniela Di Castro è stata ricordata per il suo infaticabile lavoro per il Museo, svolto con metodo serio e scientifico, anche dal marito Giacomo Moscati, a cui è dedicata la pubblicazione, da Riccardo Pacifici, presidente della Comunità Ebraica di Roma, e dalla sua collega e amica, curatore archeologo dei Musei Capitolini, Marina Mattei.

Elena Lattes