moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Qui Roma – Negazionismo: Alfano risponde a Pacifici

Negare la Shoah “non è una mera opinione che come altre può essere facilmente contestata, ma il risultato di una ideologia che si colloca all’opposto dei valori alla base della nostra costituzione e degli ordinamenti democratici del dopoguerra”. Lo afferma il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in un suo intervento ospitato nel numero di marzo del mensile della Comunità ebraica di Roma “Shalom”, sulla proposta di introdurre anche in Italia il reato di negazionismo. Alfano si impegna poi a “promuovere presso il ministero della Giustizia un comitato di esperti che provveda alla stesura di un apposito disegno di legge” in materia.
“Lo stesso ragionamento è sostenuto dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui – prosegue Alfano – coloro che fanno un uso perverso della libertà di espressione non possono pretendere di avvalersi di tale beneficio. Per utilizzare una locuzione cara agli studiosi potremmo parlare di un vero e proprio abuso del diritto che in quanto tale non può ricevere tutela e deve essere anzi contrastato”. “Non è la manifestazione di pensiero in sé ad essere oggetto di incriminazione – spiega Alfano – quanto l’offensività non astratta, ma concreta contro il sentimento comune e la riprovazione che la negazione della Shoah produce”.
Sulla proposta di Alfano, il giornale mette in evidenza l’opinione favorevole del presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici: ”E’ una scelta che ritengo urgente anche in considerazione del fatto che il numero dei sopravvissuti diminuisce e fra pochi anni non vi saranno più testimoni diretti. Si tratta di introdurre questo reato non per assolvere a un impegno verso gli ebrei, ma per garantire che non sia distorta e negata la verità storica di ciò che è accaduto”. “Con l’introduzione del reato di negazionismo – spiega Pacifici – non si ha alcuna intenzione di punire e di perseguire chi nel privato, anche in una chiacchierata in un luogo pubblico, vuole negare la Shoah. In questi casi non ci potrebbe essere nessuna denuncia, così come nessuno potrebbe denunciare chi a casa sua nega o banalizza l’Olocausto. Queste persone sarebbero dei cretini, ma non sarebbero dei criminali”. “Ma se la negazione avviene nei luoghi dove si insegna o in un luogo Istituzionale allora assume una veste di grande rilievo che per me va perseguita, per far comprendere dove è lo spartiacque tra chi insegna la verità e chi diffonde le menzogne”, conclude Pacifici.
Contrario dalle stesse pagine alla proposta si dimostra il Consigliere d’opposizione della Comunità di Roma Tobia Zevi: ”Il reato di negazionismo potrebbe paradossalmente trasformarsi in un assist per questi signori, del tutto screditati nella comunità degli studiosi. Se in effetti esistesse una fattispecie penale, l’accusato avrebbe diritto a tre gradi di giudizio e a una difesa. Come in ogni procedimento la sentenza dovrebbe tenere conto delle sfumature, delle attenuanti, delle incertezze. E, con i tempi biblici della Giustizia, il negazionista otterrebbe il suo palcoscenico e potrebbe addirittura, immaginiamo con quali conseguenze, essere assolto”. “Chi decide – scrive Zevi – quale massacro sta nel recinto protetto dalla legge e quale no? Se venisse tutelata per legge la Memoria della Shoah, chi potrebbe negare uno status simile ai crimini subiti dagli italiani in Istria o Dalmazia, o a quelli commessi dai nostri soldati all’epoca della guerra d’Etiopia? E, dunque, l’effetto di questa ‘banalizzazione’ non rischia alla lunga di rivelarsi dannoso?”.