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Il viaggio del St. Louis

Torna attuale in questi giorni il viaggio della speranza della MS St Louis, una nave tedesca salpata il 13 maggio 1939 da Amburgo con 937 profughi, quasi tutti ebrei, e diretta in America. La storia è raccontata in Viaggio dei dannati, di Gordon Thomas e Max Morgan-Witts, ma anche su Wikipedia: a Cuba fu vietato lo sbarco a chi non poté acquistare, al prezzo di 500 dollari, il permesso “da profugo”. Gli Stati Uniti vietarono persino l’attracco, e la nave fu poi respinta anche dal Canada e da vari stati dell’America Latina; rifornita di acqua e cibo, ma fuori dele acque territoriali, La St. Louis dovette riattraversare l’oceano e tornare in Europa: grazie alle negoziazioni del comandante Schroder, Giusto tra le Nazioni, i profughi furono smistati tra Gran Bretagna, Francia, Belgio e Olanda. In seguito all’invasione nazista del 1940, ben 257 di essi furono deportati e ucciisi.
Perché ricordare la St. Louis oggi? Per via di un fatto di cronaca che i nostri giornali, alle prese con la crisi libica e il disastro giapponese, hanno presto dimenticato: il caso della nave Mistral Express, con 1800 profughi nord africani, respinta da Malta e dall’Italia, ormeggiata al largo di Augusta in attesa di una decisione: rifornita di acqua, viveri e carburante, ma lontano dai nostri porti e dalle nostre coscienze; infine ripartita per destinazione ignota.
Non sta a noi indicare la soluzione per questa o altre “piccole” crisi, ma quello che possiamo fare noi che ci siamo passati (usando il noi collettivo degli ebrei, quello dell’Hagada’, per intenderci) è evitare che questa piccola notizia, che riguarda 1800 esseri umani, cada nell’oblio e si perda nell’indifferenza. Come accadde nel ’39 ai profughi della MS St. Louis.

Massimo Bassan, Università di Roma