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E infatti… siamo tutti coloni

In riferimento al dibattito sviluppatosi su queste colonne è necessario gridare a gran voce: “E infatti siamo tutti coloni”. Tra le tante e svariate motivazioni basta sottolinearne una per tutte. Il fatto che gli arabi non si accontentano della cosiddetta West Bank, o Giudea e Samaria che dir si voglia, e che di conseguenza richiedono il ritorno dei profughi che abbandonarono il Paese nel 1948. Questi profughi che per sessantatre anni sono stati fatti rimanere volutamente dai loro “fratelli” arabi nei cosiddetti campi profughi come leva per far pressioni su Israele, vorrebbero riprendersi le case che abbandonarono nel 1948 non solo a Giaffa e a Haifa, ma anche quelle del villaggio di Shekh Munis su cui è stata costruita l’Università di Tel Aviv, così come quelle nel bel mezzo del quartiere di Talbyye nella zona ovest di Gerusalemme dove si trova adesso la residenza ufficiale del Presidente dello Stato. La quantità di persone raggiunta oggi da questi profughi perenni con tutti i loro discendenti ed affini raggiungerebbe oggi svariati milioni di individui che sommergerebbero completamente Israele. Ecco perché infatti l’Autorità Palestinese, parlando in maniera politically-correct, pone sempre come conditio sine qua non per qualsiasi tipo di accordo la soluzione del “problema profughi”.

Andrea Yaakov Lattes, Università Bar Ilan