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Il professore a lezione di Talmud

Per molti secoli il Talmud è stato bruciato nelle pubbliche piazze d’Europa, come nel 1553 a Campo de’ Fiori a Roma. Gli ebrei romani si ingegnarono e ovviarono in qualche modo al divieto ecclesiastico di possedere libri di Talmud, ma indubbiamente lo studio divenne difficoltoso e l’interesse scemò. Una volta abbattute le porte del ghetto di Roma, ci volle del tempo per risalire la china. Un contributo importante per la riscoperta del Talmud si deve al “rabbino straniero” venuto da Trieste, l’illustre talmudista Vittorio Castiglioni, nominato Rabbino capo di Roma nel 1903. Così si legge sul “Corriere Israelitico”, nella cronaca proveniente da Roma il 20 gennaio 1908 scritta dal rabbino Davide Panzieri:
Il Prof. Guidi alle lezioni di Talmud. Venerdì sera 18 corr. mentre il Prof. Castiglioni teneva il solito limmud di Ghemarà alla presenza dei Rabbini ebbe una gradita sorpresa. Il Prof. Ignazio Guidi, celebre orientalista, insegnante all’Università degli Studi di Roma l’Ebraico e l’Abissino, chiedeva di assistere alle lezioni di Talmud; figurarsi con che gioia fu accolta tale domanda che ritornava ad onore di tutti! Infatti egli si interessò assai alla discussione, domandando spesso dilucidazioni al Rabbino Maggiore, che in modo chiarissimo esponeva le varie questioni della Ghemarà. Soddisfattissimo, chiese di poter ancora intervenire volte alle lezioni.
Immagino che, se fosse vissuto oggi, il celebre orientalista professor Guidi, studioso dell’ebraico e dell’abissino, sarebbe stato entusiasta della traduzione del Talmud in italiano promossa dall’Ucei-Collegio rabbinico italiano in collaborazione con il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e finanziata dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca).
Forse non è una coincidenza se numerose riunioni per approntare lo statuto del Progetto Traduzione Talmud si siano svolte in un’aula del CNR intitolata alla memoria di Vito Volterra (1860-1940), il famoso matematico che del CNR fu il primo presidente. Volterra, che era chiamato “il signor Scienza Italiana”, avrebbe apprezzato la sottilissima logica che permea buona parte del Talmud, un monumento all’uso della ragione. Volterra non rimase a lungo presidente del CNR: dopo aver firmato, insieme a pochi altri, il Manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce nel 1925, fu sostituito dal regime fascista con Guglielmo Marconi. Volterra perse anche la presidenza dell’Accademia dei Lincei e, dopo il rifiuto del giuramento di fedeltà richiesto nel 1931 ai docenti universitari, fu privato della cattedra. Nel ’38, le leggi razziste antiebraiche sferrarono contro di lui il colpo di grazia. Per quanto “discriminato” (in bene), grazie alla carica di senatore del regno, Volterra, espulso da tutte le accademie italiane (ma non da quelle straniere, inclusa l’accademia pontificia), si avviò a una morte civile e sociale, fino a quella fisica l’11 ottobre 1940. Ora, guardando il suo ritratto austero nell’Aula Volterra durante le riunioni per il progetto di traduzione del Talmud, mi capita a volte di pensare che noi, in quell’aula, stiamo contribuendo (insieme ad altri) al riscatto postumo della sua figura. Signor Scienza, ti hanno cacciato da quest’edificio e dalle altre accademie, prima in quanto antifascista poi in quanto ebreo. Ma i tiranni e i loro regimi passano, le idee e la cultura restano.

Gianfranco Di Segni, CNR e Collegio Rabbinico Italiano