…dissenso

Chissà quanti, fra i giovani russi di oggi, conoscono il nome di Elena Bonner, o quello ancor più famoso di suo marito Andrei Sakharov, premio Nobel per la pace nel 1975, uno dei padri del dissenso russo e della battaglia della Russia per la democrazia. Elena Bonner è morta il 18 giugno a Boston, dove viveva. Era nata nel 1923 in Turkmenistan. Suo padre, un dirigente del Komintern, fu fucilato dal regime comunista nel 1938, sua madre, un’ebrea, fece otto anni di gulag. “Sono una moscovita, disse di sé, un’ebrea di nazionalità caucasica. Nel 1941, ho difeso il mio paese e nel 1945 ho pianto di gioia. Nel 1953, ho protestato contro il cosiddetto complotto dei medici ebrei. Per molti anni, dal 1937, ho aspettato che mia madre in qualche modo facesse ritorno dal gulag dove era stata mandata. E quando è tornata e ha suonato alla porta, non l’ho riconosciuta e l’ho scambiata per una mendicante”. Laureatasi in medicina, Elena Bonner entrò nel Partito Comunista nel 1965, uno dei più grandi errori della sua vita, dirà poi, e ne uscì dopo il 1968. Lavorava già per il dissenso quando incontrò il fisico nucleare Andrei Sakharov, famoso prima per il suo contributo alla bomba nucleare, poi per la sua attività come dissidente. Elena Bonner lo sposò nel 1972 e operò per i diritti civili al suo fianco. “Eravamo persone assolutamente libere in uno stato assolutamente non libero”, diceva. Nel 1975, quando Sakharov ottenne il Nobel per la Pace, e il regime gli impedì di andare a riceverlo, fu Elena a leggere il suo discorso ad Oslo. Nel 1980, dopo aver manifestato il loro dissenso per la guerra in Afganistan, i due furono confinati a Gorkji. Amnistiati da Gorbacev, rientrarono a Mosca nel 1986. Nel 1989, Sakharov fu eletto deputato, ma morì nel dicembre dello stesso anno. Negli ultimi anni, aveva fondato il movimento Memorial, per promuovere la democrazia e la memoria dei crimini del regime sovietico, un movimento che ha ottenuto nel 1910 il premio Sakharov per la libertà e che è stato recentemente costretto a sciogliersi per non mettere a rischio la vita dei suoi militanti. Elena Bonner ha continuato fino alla fine a prendere posizioni coraggiose, sostenere i diritti umani, lottare contro la repressione. Ancora nel marzo del 2010 ha firmato con altri membri dell’intellighenzia russa un appello per invitare l’Europa ad appoggiare le libertà civili in Russia contro la repressione e gli omicidi politici opera del regime di Putin

Anna Foa, storica