A Pontida e altrove

Visto che alcuni fra coloro che scrivono su queste pagine hanno dedicato il proprio spazio agli eventi di Pontida, approfitto anch’io per fare una riflessione in merito, certamente non in termini partitici. In Europa stanno acquisendo sempre maggiore consenso partiti a sfondo nazionalistico, dai Veri Finlandesi di Timo Soini, al Partito per la libertà di Geert wilders in Olanda, al Front National di Marie Le Pen attesa a un decisivo appuntamento elettorale nel 2012 e attualmente data in vantaggio (19 per cento a 17 per cento) rispetto a Sarkozy, alla Fpoe dell’austriaco Strache (primo partito europeo di ultra destra a raggiungere la maggioranza dei consensi nel proprio Paese dal termine della Seconda Guerra Mondiale), fino al partito Fidezs di Victor Orban in Ungheria o, per guardare alla sua destra, il terrificante Jobbik, che conta già tre seggi al parlamento europeo in forza del suo 16,7 per cento di consensi ottenuto alle ultime elezioni continentali (si tratta di gente che il giorno della prima seduta parlamentare si è presentata con la divisa della Guardia Magiara). In Europa, si affacciano dunque sullo scenario politico ed ormai istituzionale, formazioni di tipo territoriale che cercano sinergie (Strache, Soini e la Le Pen lo dicono esplicitamente) nello sviluppo di politiche anti-immigrazione, euroscettiche e nella rivalutazione di identità tradizionali. Molti di questi partiti hanno dichiaratamente adottato la Lega Nord come modello e la cosa non deve stupire essendo l’Italia spesso stata un laboratorio politico che ha esportato modelli nell’intero continente. Ecco perché ritengo che il dibattito interno alla Lega sul modo in cui, eventualmente, riposizionarsi nello scenario politico italiano post-berlusconiano abbia un significato europeo, potendo informare sulla futura natura delle nostre democrazie, che per la prima volta ammetterebbero al proprio interno forze non riconducibili alla tradizione del costituzionalismo europeo. Inutile dire che per un ebreo il significato di quanto accade si amplifica ulteriormente, perché, se è vero, come ricordava qualche tempo fa Ugo Volli su queste stesse pagine, che la stampa tende a rimuovere le differenze fra questi partiti, è anche facile individuare lo stesso schema xenofobo declinato all’interno di diverse specificità culturali (difficile applicare questo schema nello stesso modo in Olanda o in Ungheria). Diverse sono le parole, ma analoghi i toni, che tendono ad usare come clava da scagliare sullo straniero le proprie tradizioni. Quando si apre la deriva xenofoba, l’ebreo raramente è il primo della lista, ma sicuramente è il secondo perché è lo straniero per definizione. E devo dire che poco mi consolano le dichiarazioni filoisraeliane o le visite allo Yad Vashem di alcuni rappresentati di questi partiti, oppure le sinergie con alcuni ambienti ebraici in funzione antislamica, che solo mi ricordano la delusione degli ebrei fascisti nel 1938. Era davvero così difficile accorgersene prima? Temo che questa destra europea tanto sostenitrice di Israele un giorno dirà, visto che gli ebrei finalmente hanno uno Stato cosa ci stanno a fare in Europa? Dunque, osserviamo Pontida!

Davide Assael, ricercatore