Pixar, la poesia digitale dell’immagine
Quante volte, guardando i film e i cortometraggi della Pixar, ci siamo chiesti come vengono fatti, quali segreti e quali tecnologie si nascondono dietro la fluidità, l’espressività e la squisita raffinatezza di queste opere? Sono un curioso connubio di tecnologia e poesia, che convivono armoniosamente grazie alla straordinaria professionalità di un piccolo esercito di specialisti, i migliori per ogni dettaglio del processo creativo, dalla costruzione della storia alla illuminazione artificiale, dalle musiche ai dettagli dei movimenti. Grazie a View Conference, che ogni anno porta a Torino specialisti di immagini digitali da tutto il mondo, e ha da tempo una solida collaborazione con Pixar, due di questi moderni burattinai, nascosti dietro lo schermo dei cartoons Pixar, hanno girato l’Italia raccontando ai ragazzi delle scuole ebraiche il loro straordinario mestiere. Paul Topolos, storico digital matte painter, che ha lavorato a tutti i film più importanti di Pixar, e Sandra Karpman, direttrice tecnica del cortometraggio Day & Night sono stati dal 16 al 21 maggio i protagonisti di una serie di laboratori per i ragazzi delle scuole ebraiche italiane a Roma, Milano e Torino. Durante questa settimana tutti i partecipanti hanno avuto modo di esplorare come le nuove tecnologie vengano utilizzate per realizzare il cinema digitale. Si è voluto, in questo modo, dare uno strumento in più per preparare le giovani generazioni alle sfide tecnologiche del XXI secolo. Sandra Karpman ha accompagnato il pubblico passo dopo passo attraverso le diverse fasi che hanno portato alla creazione del capolavoro Day & Night. pixarGrazie a questo suggestivo percorso, i ragazzi si sono potuti rendere conto di come il corto si sia sviluppato a partire da una singola immagine fino a divenire un progetto completo, e di quale ruolo in questa evoluzione abbia avuto in particolare l’altissimo livello tecnico della produzione. Karpman ha esplorato come le tecnologie del 3D stereoscopico vengano applicate nei diversi momenti della realizzazione dei film d’animazione, soffermandosi poi sul tema del rendering, ovvero della rappresentazione foto-realistica delle superfici e dei volumi, in altre parole l’arte di dare realismo alle immagini animate. Ma non si è parlato solo di tecniche: uno dei workshop realizzati nella scuola di Torino ha avuto come tema centrale la differenza, con la proiezione dei due corti The Birds e Day & Night. Entrambi affrontano il tema dell’incontro-scontro tra io e l’altro, la percezione e la paura del diverso, che però poco a poco portano a una riconciliazione finale. Il racconto di Day & Night si svolge partendo dalla diffidenza fino ad arrivare all’integrazione delle due prospettive, che solo insieme possono portare all’armonia e alla completezza della visione del mondo. Il corto piccolo frammento di poesia tradotto in immagini, che nella sua brevità riesce a trasmettere un messaggio particolarmente intenso e coinvolgente. Poesia e arte sono il costante punto di riferimento dei discorsi dei due artisti, che hanno anche una storia professionale molto simile: entrambi hanno iniziato la loro carriera alla Lucas Film per poi proseguire alla Pixar collaborando a tantissimi capolavori dell’animazione. Paul Topolos ha illustrato il suo lavoro di digital matte painter alla Pixar per film che vanno da Ratatouille a Wall-E, da Toy Story 3 al nuovissimo Cars 2. Il matte painting è la creazione di sfondi e di paesaggi, che devono dare un senso della complessità delle atmosfere senza peraltro sovraccaricare il disegno. Topolos ha spiegato in che modo sia possibile ricreare le sensazioni impressioniste dei dipinti a olio o ad acqua, usando il computer e la tablet. Topolos ha più volte sottolineato come la tecnologia non debba mai essere fine a se stessa, ma piuttosto a servizio dell’arte: senza immaginazione e concetti innovativi non esiste l’arte e il risultato rimane sterile se senza vita. Sono la poesia e l’ispirazione che stanno alla base del lavoro di ogni creativo. Per le sue opere parte dalla realtà e da una ricerca approfondita di immagini tramite i diversi canali dell’esperienza. “Perché serve sempre un cervello d’artista per creare”.
Maria Elena Gutierrez, Pagine Ebraiche, luglio 2011