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Sulla vergogna

Non pochi scrittori e filosofi hanno cercato di comprendere che cosa sia la vergogna. Ma Primo Levi ha mostrato che vi è oggi la «vergogna di essere uomini». Era ed è la vergogna dei campi, perché è accaduto quello che non avrebbe mai dovuto accadere.
Una vergogna affine è quella che si prova oggi in Italia, laboratorio dell’assoluta assenza di legge, davanti alla volgarità di un pensiero troppo grande, davanti allo spettacolo della politica, che nulla sa e vuole sapere della vita, davanti a certe trasmissioni televisive, alle maschere ottuse dei conduttori, al sorriso cinico degli «esperti» che si prestano al gioco.
La vergogna silenziosa, che non trova parole, perché anche le parole sono state rubate, ha reciso in chi la prova ogni legame con il potere politico. Eppure la vergogna non è fine a se stessa. Nutre il pensiero. Marx aveva ancora fiducia nella vergogna, quella «specie di rabbia rivolta verso di sé», che è già l’inizio di una rivoluzione.

Donatella Di Cesare, filosofa