…testimoni

Poco a poco ci lasciano gli ultimi sopravvissuti e oggi piangiamo la scomparsa di Rubino Salmonì. Scomparsa che non può non portarci a ripensare all’importanza che ha avuto nella nostra storia e nella nostra cultura, parlo di tutti e non solo di noi ebrei, il ruolo del testimone. Alle difficoltà e ai costi della testimonianza. Per testimoniare, infatti, bisogna prima di tutto essere creduti, ascoltati. Proprio ieri, Repubblica dedicava molto spazio alla pubblicazione tedesca del rapporto di colui che fu il primo testimone della Shoah, Jan Karski, l’ufficiale cattolico polacco che riuscì a penetrare nel 1942 prima nel ghetto di Varsavia, poi in quello che identificò come il campo di sterminio di Belzec e ne uscì per riferirne al mondo. Ma nè il ministro degli esteri inglese Eden nè il presidente Roosevelt, che incontrò nel 1943, gli diedero ascolto. Nel 1944 egli pubblicò negli Stati Uniti il suo rapporto su quanto aveva visto sotto il titolo The Story of a Secret State, il libro appunto che vede ora la luce in tedesco ma che non è finora stato tradotto in italiano. Riconosciuto come Giusto delle Nazioni nel 1982, Karski rilasciò una lunga testimonianza al regista Lanzmann per il suo grande documentario Shoah e morì nel 2000, ancora torturato dal rimorso di non essere riuscito a farsi ascoltare.

Anna Foa, storica