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…Messia

Non sono certo che passare sotto silenzio il difficile rapporto con i Lubavitchers sia salutare per l’ebraismo italiano. Gira per il mondo, ed è arrivato anche in Italia, un bel bigliettino da visita in carta lucida e bei colori vivaci che reclamizza il “Moschiach’s address”, l’indirizzo di casa del Messia che è, naturalmente, Brooklyn, 770 Eastern Parkway. Da anni, in pieno Ghetto a Venezia, una bella foto del Messia, Rav Schneerson, fa bella vista di sé in vetrina. Si sa che non tutti i Lubavitchers la pensano allo stesso modo, ma la moda, pericolosamente cristianizzante, è contagiosa. E i seguaci di questo nuovo Messia sono proprio coloro che guardano con malcelato disdegno il nostro povero ebraismo italiano. Qualcuno di noi, poi, li ammira perché sono ‘gentili’, e si fa più integralista per imitarne la religiosità. Finora i tentativi di collaborazione non sono stati segnati da grandi successi. Sarebbe bene che ne parlassimo almeno, ogni tanto. E che ne parlassero i nostri rabbanim, prendendo coscienza del loro stesso ruolo. E invece ci voltiamo dall’altra parte, e ci facciamo del male.

Dario Calimani, anglista