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In questi giorni si svolge a Trieste il corso intensivo per i responsabili e per gli operatori dell’informazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. È stato per me un piacere conoscere direttamente la nuova leva, vivace e promettente, che in parte avvicenda il gruppo già formato. C’è un serio investimento istituzionale in un progetto che produce risultati concreti e benefici. Tutto questo suggerisce altre riflessioni. Cosa sta producendo l’ebraismo italiano in questa generazione? Rispetto ai grandi personaggi di qualche tempo fa, in diversi settori, se c’è un campo nel quale effettivamente oggi c’è una presenza di rilievo è quello del giornalismo, e l’UCEI ha capito che c’è bisogno di firme autorevoli non solo all’esterno, ma anche all’interno. Si chiama e le persone accorrono. A fronte di questo, il lato dolente è che altri settori, non meno vitali per il futuro, non sono così attraenti. Mi riferisco alla formazione di cultura tradizionale e rabbinica. Si chiama e pochissimi rispondono. Avremo tanti giornalisti e pochi rabbini. Evidentemente bisogna ripensare insieme tutto il sistema.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma