…Norvegia
La Norvegia è il primo paese al mondo (davanti ad Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Irlanda, Israele segue al 15° posto e l’Italia al 23° su 169 paesi) nell’Indice di Sviluppo Umano – la misura delle Nazioni Unite dei livelli d’istruzione, di salute, e di reddito reale della popolazione. La Norvegia è anche al secondo posto al mondo (dopo Costa Rica, alla pari di Danimarca e Irlanda, e davanti a Finlandia e Canada, Israele segue al 30° posto e l’Italia al 38° su 143 paesi) nell’Indice di Soddisfazione della Vita – una misura complessiva della felicità delle persone proposta dalla New Economics Foundation. La Norvegia assegna ogni anno il Premio Nobel per la Pace ed è attiva nella mediazione dei conflitti internazionali. È anche un grosso produttore di petrolio, e non facendo parte dell’Unione Europea non è coinvolta nelle beghe dell’Euro. Con simili dati, i norvegesi sembrano quasi un popolo eletto, che conosce la giusta via, faro per le nazioni, ma un poco appartato, come timorato. In Norvegia non vi è piena separazione fra stato e chiesa, essendo costituzionalmente vincolante la religione protestante luterana. Un certo rischio di autocompiacimento e perfino di autoreferente superiorità morale, se esisteva, è stato azzerato in poche ore questa settimana. L’elezione, evidentemente, se non è facile da conquistare, è ancora più difficile da conservare. Anche gli eletti possono covare cupi mali e sordide tare. Di certo non è questa la più inquietante fra le molte possibili chiavi di lettura dell’angoscioso massacro di Oslo, ma può essere istruttivo considerarla.
Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme