Redazione aperta – “Informazione, tutela e responsabilità”
Cosa significa lavorare nel giornalismo italiano? Quali sono le garanzie contrattuali di questa professione? Siamo alla decima giornata di Redazione Aperta. Nell’edificio della Scuola ebraica di Trieste, Franco Siddi, segretario generale della Fnsi, sindacato dei giornalisti italiani, risponde con realistiche delucidazioni a queste istanze condivise senza dubbio dalla maggioranza precaria e disoccupata del mondo giornalistico. “ I giornalisti sono la più grande risorsa per tutelare quei diritti chiamati libertà d’informazione e d’espressione” spiega Siddi. Oggi il campo dell’editoria si trova in uno stato di crisi, il costo del lavoro è cresciuto esponenzialmente. L’Fnsi, come sottolinea il segretario generale insieme a Carlo Muscatello, presidente dell’Assostampa del Friuli Venezia Giulia, ha perciò il compito di migliorare le garanzie sui margini di guadagno ma, soprattutto, di assicurare un contratto giornalistico a tempo indeterminato che vada al di là di quella dilaniante atomizzazione sociale presente nel lavoro italiano, ancora imbrattato di eccessivi dislivelli retributivi.
Il sindacato dei giornalisti italiani, fondato nel 1908 e ricostituito nel 1943, è l’unico d’Italia a non far parte di Cigl, Cisl e Uil. Come sottolinea Siddi, “questa è la condizione fondamentale per garantire l’autonomia e la libertà decisionale, senza la quale oggi non avremmo concluso il rinnovo economico contrattuale, che permetterà un aumento di 105 Euro uguale per tutti, senza distinzione di ruolo”. Ciononostante la situazione italiana è ancora incerta, la professione giornalistica, pur dotata di un Ordine, non riduce il suo criterio d’appartenenza al solo titolo, creando così un vasto mondo di ambiziosi lavoratori nettamente superiore alle possibilità d’assunzione da parte delle redazioni (il cui sistema interno – come sottolinea Siddi – andrebbe revisionato). Il giornalismo italiano ha subito bruscamente quell’inaspettato e violento processo di trasformazione del mondo dell’informazione nato dalla crisi. Ma “senza i giornalisti non c’è alcuna possibilità di ripresa neanche per l’industria del settore editoriale” conclude il segretario generale. È necessario un aggiornamento radicale del sistema, bisogna puntare ad un nuovo modello di business che sappia includere la multimedialità ormai globalmente diffusa nel sistema informativo.
Le porte del lavoro al giornalismo spesso sono complicate da aprire, numerose sono le chiavi necessarie. Non bisogna illudersi, ma è fondamentale persistere con fede. L’informazione, il passaggio di notizie, sono i mezzi cui una società connette innumerevoli realtà sfaccettate, tramutando il quadro storico della vita quotidiana. Essere giornalisti significa anche avere la responsabilità di ciò che si trasmette al lettore, bisogna andare al di là delle apparenze esterne per comprendere quelle verità nascoste che spiegano i meccanismi di un fatto. Questo è il messaggio trasmesso da rav della Rocca, direttore del Dipartimento Educazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, attraverso il commento a un trattato del Talmud Bavlì, all’incontro avvenuto con la Comunità ebraica di Trieste e Redazione aperta alla Residenza Morpurgo di Villa Opicina. Rav Della Rocca, nel capoluogo friulano, dopo i saluti al nuovo consiglio della Comunità triestina (nella foto scattata da Giovanni Montenero), ha spiegato come la causa della distruzione di Gerusalemme in realtà, metaforicamente parlando, risalga a una lite tra due uomini nata da una piccola incomprensione. La scintilla che portò a una svolta storica di estrema importanza per il popolo ebraico, che tutt’oggi si ripercuote, non è altro che la concatenazione dei comportamenti di individui che hanno mancato alle loro responsabilità. La colpevolezza non è mai attribuibile a un singolo, giacché tutti, più o meno direttamente, sono coinvolti nei fatti quotidiani. Come spiegava già Siddi, l’informazione va tutelata, ma soprattutto, aggiunge il rav, deve essere corretta, profonda e vera; è il mezzo tramite cui l’insieme di coloro che la diffondono riescono a cambiare il mondo.
Francesca Olga Hasbani