Redazione aperta – Siddi (Fnsi): “I giornalisti, una risorsa”

Il futuro del giornalismo, il ruolo dei giovani, l’informazione di qualità. Il segretario generale della Fnsi Franco Siddi (nell’immagine scattata da Giovanni Montenero), a colloquio con la redazione del Portale dell’ebraismo italiano nei giorni di Redazione Aperta, si è soffermato sui punti salienti della professione rivendicando piena dignità per la categoria. “I giornalisti sono una risorsa, anzi, la risorsa di ogni azienda editoriale e non un mero centro di costo” ha detto Siddi. “Da questa risorsa, che genera i contenuti dell’informazione veicolata dall’industria editoriale, dipende qualsiasi possibilità di sviluppo e il valore aggiunto del settore”. Siddi è entrato nel merito delle recenti dichiarazioni del presidente della Fieg Carlo Malinconico che in una nota relativa all’andamento nel primo trimestre delle società editrici quotate in borsa aveva sottolineato i fattori di criticità del settore e, affrontando il capitolo dei costi, aveva sottolineato tra le riduzioni anche quelle per il lavoro giornalistico definendolo “il principale centro di costo”. Su questo punto Siddi ha espresso un’opinione diversa: “Il giornalismo ha pagato e sta pagando un grande tributo alla crisi e alla tumultuosa trasformazione del mondo dell’informazione”. “Ma senza i giornalisti – l’ammonimento del segretario – non c’è alcuna possibilità di ripresa neanche per l’industria del settore editoriale. Ulteriori compressioni dell’occupazione giornalistica non sono compatibili con qualsiasi ipotesi di ripresa che necessariamente deve prevedere la sfida su un nuovo modello integrato, che significa anche nuovo modello di business”. Guardando ad altre piattaforme e in particolare al mondo del web, Siddi ha inoltre parlato di “strada dell’integrazione multimediale” come percorso da affrontare “con coraggio, con investimenti i cui risultati non vanno valutati in un arco di un trimestre o di un solo anno”. Ed il successo, secondo il nostro interlocutore, dipende necessariamente da una informazione “di qualità, credibile e affidabile per la quale sono indispensabili i giornalisti più di quanto non lo siano le rotative e o i computer”. “Senza i giornalisti correttamente chiamati a lavoro e rispettati nella loro autonomia professionale – le sue conclusioni – nessuna impresa editoriale può pensare di tornare a margini di redditività come nel recente passato. Eticamente, e dal punto di vista sociale, per qualsiasi azienda è sbagliato considerare il lavoro un mero centro di costo e questo vale ancor di più per le imprese editoriali”.