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ringraziamenti…

Nell’amidah, la preghiera che recitiamo tre volte al giorno, nella penultima benedizione compare un ringraziamento a Colui che è “misericordioso perché non sono finiti (tamu) i suoi atti di amore”. L’espressione deriva da un verso di Ekha (3:12), le Lamentazioni che abbiamo letto per il 9 di Av. Solo che c’è un problema: il testo originario non dice tamu ma tamnu, che nella forma poetica sta per tammu, un’altro modo per dire la stessa cosa, “non sono finiti”. Ma nell’ebraico tamnu può essere anche prima persona plurale, nel senso che siamo noi che non “siamo” finiti, malgrado tutto, per grazia divina. Il testo quindi è ambiguo, forse intenzionalmente, e corrisponde alle due facce della storia: la misericordia infinita divina e la sopravvivenza d’Israele.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma