Ebraismo, la stella porta sul web

Anche quest’anno nella prima domenica di settembre (quindi domani) si terrà in molti Paesi europei, ventisette per l’esattezza, la “Giornata europea della cultura ebraica”, giunta ormai alla sua dodicesima edizione. Lo scopo dell’iniziativa è quello di far conoscere il mondo ebraico e la sua cultura al mondo dei non ebrei: sinagoghe e musei ebraici aperti a tutti, visite guidate nei luoghi importanti dell’ebraismo, spettacoli, dibattiti, concerti, presentazioni di libri, cucina, collegamenti multimediali. In Italia, la città capofila è Siena, sede di un’antica comunità. Il tema di questo 2011 è però particolare, nella sua versione italiana “Ebraismo 2.0. Dal Talmud a Internet” (in quella francese, Patrimoine juiret modernité, in quella ing.ese, Facing the future). In sostanza, quel che si vuole sottolineare è il rapporto tra tradizione e futuro, tra testi e tecnologie, tra patrimonio ebraico e apertura verso il cambiamento. La premessa è l’idea che esista un rapporto ininterrotto tra tradizione e modernità, che quella ebraica sia sempre stata (e non soltanto oggi, dopo la rivoluzione informatica) una cultura aperta alle trasformazioni, volta verso l’accettazione del nuovo e la sua rielaborazione nella sfera della tradizione. Lo sottolinea, a proposito della giornata italiana, il presidente dell’Ucei Renzo Gattegna, definendo gli ebrei come «un popolo in cammino» e richiamandosi all’esempio di Abramo, che affronta un viaggio verso l’ignoto alla ricerca del diverso. Un cammino che è ancora di fronte agli ebrei d’Europa, se pensiamo alle comunità che sono rinate nei paesi dell’Est europeo e alla sfida ancora incompiuta di creare un percorso comune per la diaspora europea, un ebraismo europeo per 1 Europa di domani. Certamente va in questa direzione la portata europea di questa giornata, come anche il progetto, non ancora realizzato, ma patrocinato dal Consiglio d’Europa, di un Itinerario ebraico europeo, che unisca i luoghi ebraici significativi dell’intera Europa. La giornata affronterà questa tematica da più punti di vista. Il primo, è quello del rapporto del mondo ebraico italiano con le tecnologie infnrmatirhp nn rannnrtn divenuto molto intenso negli ultimi anni, con la nascita di strumenti on line di diffusione e di conoscenza: il sito on line dell’Ucei, il Moked, nato nel 2008, dotato di rubriche quotidiane e di un’ottima rassegna stampa quotidiana; la nascita nel dicembre 2009 di un mensile cartaceo, Pagine Ebraiche, con i suoi supplementi per i bambini eper le comunità, sempre a cura dell’Ucei e diretto da Guido Vitale, da questo mese visibile su tablet e smartphone. Ma ci sono anche il nuovo sito della Comunità Ebraica Romana e la possibilità da settembre di scaricarne on line il giornale Shalom, oltre a numerose altre iniziative delle varie comunità e all’accelerazione del lavoro di informatizzazione di archivi comunitari, catalogazione di beni. Un lavoro informatico che è in stretto rapporto con quello giornalistico, come dimostra l’attenzione dimostrata dall’Ucei per il giornalismo, il praticantato sotto regida di Pagine Ebraiche di giovani aspiranti giornalisti, l’adozione di appuntamenti annuali di redazione aperta. Un’attenzione così viva da suscitare pochi giorni fa una vivace polemica sulle pagine online del Moked, dove si lamentava la scarsezza di vocazioni rabbiniche e l”‘eccesso” di vocazioni giornalistiche fra gli ebrei. Un popolo di giornalisti, dunque? Ma questo dell’incremento delle nuove tecnologie non è che una delle tematiche di questa giornata. Una seconda, credo altrettanto importante e significativa, è quella dell’apporto che la minoranza ebraica e la sua cultura possono dare a un mondo in sempre più veloce trasformazione. Si possono individuare nella tradizione ebraica delle particolarità che la rendano in grado di contribuire più in profondità a tali trasformazioni del nostro mondo e della nostra cultura? C’è nel modo di leggerei testi, di trasmettere le conoscenze, di discutere i problemi adottato nella tradizione ebraica un approccio particolarmente vicino a quello delle moderne tecnologie? Il tema ci ricorda il rapporto che alcuni psicoanalisti e semiologi degli anni Settanta del Novecento hanno posto tra la cultura talmudica e la psicoanalisi, tra le interpretazioni di Freud e quelle dei rabbini dei primi secoli. Anche adesso, il rapporto tra il Talmud e Internet è visto come un rapporto interno, di metodo, di analisi dei segni. Il Talmud insomma come un ipertesto, un testo cioè non statico, ma dinamico, in cui si può creare collegamenti intertestuali, insomma navigare. Tutti studi in via di grande sviluppo sia in Italia che in altri Paesi, npresi in molte delle iniziative di questa giornata e volti a sottolineare come nell’ebraismo la scrittura, in particolare quella talmudica, sia m continuo movimento, in continuo dialogo, proprio come il sapere di oggi, quale è stato trasformato dalle tecnologie informatiche. Un filo ininterrotto insomma, che unisce il dialogare degli antichi rabbini con le acquisizioni dell’oggi, la tradizione con il futuro.

Anna Foa, Avvenire, 3 settembre 2011